Rassegna Stampa

L’ARENA 30 gennaio 2017 – Giovani, sos educazione «Abbasso bulli e pupe»

SCUOLA. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai al «Pasoli» in un incontro di Prospettiva Famiglia

Giovani, sos educazione «Abbasso bulli e pupe»

L’esperto: «Corpi statuari e palestrati non diventino il loro modello Educare al rispetto della diversità per fermare la violenza sulle donne»

Quali generi di maschio e femmina dobbiamo rappresentare oggi rispetto a copioni che spesso, invece di alimentare il rispetto tra i sessi, propongono comportamenti violenti e mirano a fare diventare ragazzi e ragazze facili prede di messaggi negativi o consumistici? Risposta complessa quella fornita dallo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai ai genitori e agli educatori che hanno gremito l’istituto tecnico Aldo Pasoli nell’incontro di Prospettiva Famiglia con le rete di scuole «Scuola e territorio: educare insieme» e l’associazione Isolina e….IL RISPETTO. Il «la» lo ha dato Marisa Mazzi, presidente di Isolina e…, con Paolo Stefani, presidente di Prospettiva Famiglia: «Oggi più che mai è importante educare al rispetto delle diversità e all’empatia contro una cultura del possesso o del potere dell’uomo sulla donna, per frenare l’ondata di violenza».Pellai ha specificato che il genere maschile o femminile si definisce non solo in base al sesso biologico, ma anche tenendo conto di come ci si pone nei confronti della società, del ruolo che ci impone la cultura in cui siamo immersi e dell’orientamento sessuale. PALESTRATI E BELLISSIME. Oggi vigono potenti codici di genere, da ragazzi palestrati a ragazze dal fisico perfetto, con modalità di relazione in stile bulli e pupe», ha detto Pellai ricordando il suo omonimo libro. «E se le ragazze vedono più immagini di corpi statuari in una giornata rispetto alle loro madri o nonne in un’intera vita, il 95 per cento di quei corpi è ideale e raggiungibile solo dal 5 per cento. La battaglia che quindi combattono contro il loro corpo senza riconoscere la loro bellezza autentica è destinata a essere persa». SOS SMARTPHONE. Gli smartphone permettono di accedere, inoltre, a materiali pedopornografici se non avviene un percorso di prevenzione ed educazione ad hoc. «Negli ultimi due anni il cellulare è stato sempre più regalato per la prima Comunione, rispetto a un decennio fa in cui accadeva alle superiori», ha sottolineato Pellai accennando alla precocizzazione digitale. «Occorre essere vicini ai nostri ragazzi, non lasciarli soli proprio nelle fasi più delicate di crescita». E molto va fatto anche nei confronti dei maschi.«Se il 95 per cento delle mamme prepara le figlie al menarca, il 55 per cento dei ragazzi assiste a mutamenti nel proprio fisico nel totale silenzio del genitore di riferimento e quindi molti preadolescenti si rivolgono al web dove vengono proposti copioni femminili lontani dalla realtà, in cui il corpo avvenente della donna viene usato e abusato a prescindere».EDUCAZIONE DI GENERE. Per far emergere e riconoscere i sentimenti e aiutare i giovani a creare relazioni autentiche esperti, scuola e genitori devono lavorare sull’educazione di genere o all’affettività, proposta in un decreto legge come materia obbligatoria nelle scuole. «In una società complessa dovremmo trovare un codice adulto protettivo e promotore di una crescita armonica», ha concluso Pellai, che si occupa anche di prevenzione in età evolutiva all’Università di Milano. «La logica è valorizzare la ricchezza di ogni genere e stimolare le pari opportunità, abbattendo stereotipi, pregiudizi, discriminazioni e bullismo omofobico. Non insegnare ad essere identici e flessibili rispetto al genere», conclude, «ma, nella diversità del maschile e femminile, garantire uguali diritti e opportunità nella vita».

Monica Sommacampagna

 

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