Rassegna Stampa

L’Arena 09-10-2017 : «Cultura dei beni comuni per allontanare le mafie»

FORMAZIONE. Il sacerdote impegnato nella battaglia civile sarà venerdì 13 al Copernico-Pasoli

«Cultura dei beni comuni per allontanare le mafie»

Danilo Castellarin

Don Ciotti: «La penetrazione nel Nord nasce da un vuoto etico» Verona seconda città veneta per beni confiscati alla criminalità

Verona è una città ricca di denaro ma povera di cultura etica». Va giù piatta Francesca Turra, referente di Libera per Verona, una delle promotrici dell’Osservatorio civico della legalità. E incalza: «Non basta rispettare le regole ma bisogna avere a cuore i beni comuni e creare una cultura per difendere questi principi partendo dalle scuole».Per questo don Luigi Ciotti tornerà a Verona venerdì 13 ottobre all’Istituto Copernico Pasoli, capofila della rete di 35 scuole denominata “Scuola e Territorio: Educare insieme” coordinate dalla professoressa Daniela Galletta che è anche referente dell’Associazione Prospettiva Famiglia. Queste due realtà organizzano servizi formativi gratuiti per genitori, docenti e studenti. Informare per conoscere. Conoscere per capire. Fra i temi, anche le legalità. Perchè non è vero che Verona e il Nordest sono immuni dalla criminalità organizzata. C’è anche qui, ma si vede meno. Don Ciotti lo ha ripetuto più volte: «La penetrazione delle mafie al nord nasce da un vuoto etico, da una povertà non tanto materiale ma morale. Troppo a lungo si è pensato alle mafie come a una realtà solo di certe regioni e a fenomeni strettamente criminali, senza vedere che la loro forza è soprattutto al di fuori di esse, vale a dire nel bacino di connivenze e complicità, nell’indifferenza e nella presunzione che quello del crimine organizzato sia un problema degli altri». E aggiunge: «Le mafie hanno sempre mirato a infiltrare l’economia e condizionare la politica. Lo hanno fatto in passato e continuano a farlo con nuovi strumenti e maggiore capacità di penetrazione, approfittando di un tessuto sociale oggi molto fragile e disgregato. Hanno trovato terreno fertile nell’individualismo irresponsabile, nella povertà delle relazioni e dei legami sociali, nella riduzione del lavoro a merce, nella perdita di coscienza civica e di senso del bene comune, nelle leggi fatte non a tutela di tutti ma per garantire il privilegio di pochi».Non sarà un caso che proprio Verona sia la seconda città del Veneto per numero di beni immobili confiscati a mafia, camorra e ‘ndrangheta. Una di queste aree, a Erbè, è oggi sede di una base scout. Altri veronesi hanno partecipato a campi di lavoro in altre terre confiscate alla malavita ed è in programma una riunione a metà ottobre, una delle date possibili è sabato 14 ottobre a Villa Buri, all’indomani della conferenza che don Ciotti terrà all’Istituto Copernico Pasoli.E un’altra occasione d’incontro aperto alla città sarà sabato 28 al Monastero del Bene Comune di Sezano che offrirà l’opportunità, come ripete Francesca Turra, «di sentirsi partecipi su temi civici di fondamentale importanza come la legalità, l’etica, la giustizia sociale». ©

 
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