Giovedì 30 Ottobre 2025
Il mestiere di educare
Limiti e regole: nemici o alleati? La figlia: «Datemi fiducia, anche se sbaglio» L’esperto: «La via migliore è un patto basato sul dialogo»
Camilla Ferro
La sfida più grande sta lì, nella dialettica tra «limiti e regole». La domanda che stasera sarà le fil rouge del quarto appuntamento di Visionaria – programma su Radio Verona alle 18 e in replica su TeleArena alle 22.45 promosso dall’associazione Prospettiva Famiglia in collaborazione con il Gruppo Athesis e il Comune – è capire qual è il confine, nella relazione genitori-figli, tra l’essere alleati o nemici nella fase complicatissima dell’adolescenza: se una delle fondamenta della relazione è la fiducia, dove finiscono i permessi e quando devono invece intervenire le regole? Dove sta il limite tra il rispetto di ciò che mamma e papà impongono e l’indipendenza che invece i figli minorenni recriminano? Quando la tolleranza zero dei primi può ammorbidirsi a vantaggio di una relazione di crescita e non di forza rispetto ai secondi, che segni il passaggio dal modello di «dipendenza» dell’infanzia a quello di «indipendenza» verso l’età adulta? Lo psicoterapeuta Doriano Dal Cengio rifletterà stasera sul tema partendo dallo sfogo di una giovane che ha scritto una lettera a mamma e papà – una delle testimonianze di «The student’s voice» raccolte dall’Osservatorio permanente degli adolescenti e degli studenti (Opados) in diversi istituti superiori – per rivendicare maggiore libertà. Chiede più spazi, di essere «lasciata andare», di poter camminare da sola, anche di sbagliare, consapevole di poter sempre contare «sul vostro conforto». Lei sa che sono loro il vero punto fermo, la «casa» dove tornare, ma chiede di allentare il controllo, di provare ad essere in prima linea senza intromissioni a vivere esperienze e nuovi spazi di autonomia. Chiede più fiducia nonostante li abbia in qualche occasione costretti a ricredersi, ma la colpa, scrive, è che non riesce a dire come realmente si sente, qualcosa la blocca. E ammette che il problema è esclusivamente suo, che fatica ad aprirsi. Implora lo stesso fiducia, sapendo che probabilmente sbaglierà ma che avrà tutta la loro comprensione, le braccia sempre aperte, nonostante tutto, pronte ad accoglierla e a supportarla. «Sono le prime forme di autonomia che i figli pretendono, vogliono ad esempio uscire da soli alla sera», esemplifica Dal Cengio, «ma i genitori sono preoccupati per il mondo che c’è fuori pieno di pericoli, per cui le strade sono due: o c’è il divieto a priori, il “no” senza discussione, ma lì poi scatta il conflitto; oppure nel dialogo si fa una sorta di contratto del tipo “vai ma stai attento, non metterti nei guai e alle 23 a casa”. Se poi l’orario non viene rispettato o, peggio, i ragazzi finiscono in risse, aggressioni, baby gang, alcol, droga, allora salta la fiducia e i genitori da lì in poi possono imporre la linea dura: “Sei venuto meno al patto, alle regole decise insieme, adesso decidiamo noi. Non ti va bene? L’alternativa è uscire dalla porta”. E c’è chi», continua Dal Cengio, «di fronte a figli difficili e auto-distruttivi caduti nelle dipendenze ha provato anche così, mettendoli fuori casa. Strada che non incoraggio», precisa, «preferisco sempre il dialogo, che è l’elemento chiave della relazione e su cui si costruisce l’alleanza educativa. Se però è impossibile, si può tenare con una figura terza, un altro parente, un conoscente, un insegnante fino a ricorrere ad uno specialista». L’adolescente oppositivo che viene meno alle regole è «frutto» di qualcosa iniziato nell’infanzia. «Se fin da piccoli si costruisce una buona relazione», conclude Dal Cengio, «l’adolescenza sarà complicata ma non drammatica. Se invece questo non avviene, certe dinamiche sono figlie dell’assenza dei genitori. Dietro a ragazzini di 14 anni che stanno in giro fino alle 3 di notte, che hanno in tasca soldi da spendere senza controllo, c’è la responsabilità di genitori che devono smetterla di fare gli amici: devono svegliarsi e diventare figure autorevoli».













