L’Arena – Giovedì 22 Gennaio 2026
Il mestiere di educare
Quando il voto diventa identità Gli studenti: «Non siamo solo numeri» Insegnanti: «Valutiamo il percorso La prova non definisce il valore»
Camilla Ferro
Il voto non misura il valore. Non definisce la persona. Ma a scuola per i ragazzi conta – sempre di più – solo quello. Perché vali se performi, se eccelli, se nella competizione sei il migliore. Se il giudizio è negativo, pure tu lo sei: quel numero ti definisce come mediocre e diventa identità. «Prendo 4 e quindi non valgo nulla», è il ragionamento. Così l’autostima crolla incidendo su comportamenti, sentimenti, relazioni e scelte di vita. Di fronte alla performance scolastica, passano in secondo piano il desiderio di imparare, di capire, l’interesse per ciò che si studia, il bisogno di approfondire: importa solo quel numero che ti definisce agli occhi degli altri, anche degli stessi genitori, i primi a volere che i figli siano i più bravi, i più intelligenti, i più sportivi, i più in tutto. Invece la scuola non è questa roba qua. E gli insegnanti che hanno il delicato compito di educare i ragazzi sanno bene che il voto è solo un numero. E che la sfida è formare le loro menti valorizzandone le differenze, accendendo le passioni, coltivando i talenti.Di questo si parlerà oggi a Radio Verona alle 18 e su Tele Arena alle 22.45 nella dodicesima puntata di «Visionaria» – programma promosso dall’Associazione Prospettiva Famiglia – dedicata al tema: «Il voto non misura il valore. Come sostenere l’autostima scolastica degli studenti» con la professoressa Daniela Galletta e la dottoressa Enrica Zolezzi. Lo spunto, come sempre, arriva dalle lettere scritte dagli stessi alunni delle superiori per Opaidos (Osservatorio permanente adolescenti). A parlare è una ragazza: «Per alcune persone siamo solo un numero immutabile». È demoralizzante, denuncia. E confessa di non sentirsi spesso all’altezza, «di non valere abbastanza perché, pur essendo solo “numeri”, questi voti finiscono per influire profondamente su di noi».«Quello della valutazione scolastica è uno dei punti più sensibili dell’esperienza educativa», conferma Galletta, «non riguarda solo la scuola ma tocca la vita quotidiana degli adolescenti e degli adulti che li crescono. Ogni voto, ogni giudizio, ogni parola restituita a un ragazzo lascia una traccia: può sostenere, orientare, incoraggiare, ma può anche bloccare, ferire, ridurre. Educare non è mai un gesto neutro ma di responsabilità condivisa: implica uno sguardo sensibile, che non deve dividere, ma ricucire, non giudicare, ma comprendere, non contrapporre, ma accompagnare». Valutare significa esercitare un potere simbolico che non può e non dovrebbe mai trasformarsi in un giudizio della persona. «Il rischio nasce quando il voto da strumento di orientamento», ribadisce la docente, «diventa un’etichetta, quando smette di informare e inizia a definire. La valutazione non è la media aritmetica dei voti, né il risultato di una sola prova. È una lettura che tiene conto del punto di partenza, del percorso compiuto, delle difficoltà attraversate e dei progressi realizzati. Valutare significa osservare una traiettoria, non fissare un destino».Enrica Zolezzi spiegherà come sostenere l’autostima degli studenti: «Quando il voto viene confuso con il valore personale, quando lo studente vive la valutazione come minaccia, si spegne la curiosità di imparare. I genitori devono riconoscere il valore dell’impegno piuttosto che del risultato e aiutare i figli a sentirsi compresi e sostenuti. Accompagnarli significa anche aiutarli a tollerare l’errore e la frustrazione, a mettersi alla prova, coltivando curiosità e fiducia in se stessi: basi preziose non solo per la scuola, ma per la vita».
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