{"id":2571,"date":"2015-01-24T09:49:21","date_gmt":"2015-01-24T08:49:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/wp\/?p=2571"},"modified":"2015-02-21T17:23:45","modified_gmt":"2015-02-21T16:23:45","slug":"2571","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/?p=2571","title":{"rendered":"23 gennaio 2015 \u2013 Teatro Alcione: \u201cESSERE LA LEGGE E LAVORARE PER LA LEGGE, MA SAPERLO FARE CON IL CUORE\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Progetti di Educazione alla Legalit\u00e0 e Cittadinanza consapevole<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>\u201cESSERE LA LEGGE E LAVORARE PER LA LEGGE, MA SAPERLO FARE CON IL CUORE\u201d<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>23 gennaio 2015 \u2013 Teatro Alcione<\/strong><\/p>\n<p>Ospiti:<\/p>\n<p>&#8211; dott. Gianpaolo TREVISI, Comandante della Scuola Allievi di Polizia di Peschiera<\/p>\n<p>&#8211; Tina MONTINARO, moglie di Antonio, capo della scorta del giudice Giovanni Falcone<\/p>\n<p>Serata di intense emozioni quella che abbiamo vissuto stasera all\u2019Alcione; circa 400 persone ad ascoltare ammaliati due figure simbolo della legalit\u00e0.<\/p>\n<p>Un fluttuare perpetuo ed emotivamente forte fra legge e sentimenti, fra atrocit\u00e0 inaudite e gesti di immenso coraggio, fra ricordi e speranze, fra dolori non sopiti ed affetti incontenibili, fra mediocrit\u00e0 e valori infiniti.<\/p>\n<p>S\u00ec perch\u00e9, come ha detto Tina Montinaro, la carcassa della Croma su cui viaggiava la scorta di Giovanni Falcone, in realt\u00e0 viaggia ancora sulle nostre strade e nei nostri cuori; siamo noi che la facciamo viaggiare ancora, credendo che quel sacrificio non \u00e8 stato vano, ma anzi la manifestazione massima del coraggio e del senso del dovere; tre ragazzi (Antonio era il pi\u00f9 \u2026 vecchio e aveva 30 anni) che pare stiano per entrare dalla porta da un momento all\u2019altro, nonostante la loro macchina sia stata quella investita in pieno dalla deflagrazione di quei 400 kg. di tritolo, con cui era stato riempito fino all\u2019inverosimile il tunnel sotto il manto stradale dell\u2019autostrada A29 all\u2019altezza dello svincolo di Capaci in quel tardo pomeriggio del 23 maggio 1992.<\/p>\n<p>La carcassa dell\u2019auto oggi era l\u00ec, all\u2019ingresso del cinema Alcione, a dirci quanto la mafia fosse feroce in quegli anni e quanta vigliaccheria scorreva nelle vene di chi ordin\u00f2 ed esegu\u00ec quell\u2019attentato, ma anche a dirci che ci sono persone capaci di fare gesti di una grandezza estrema; quell\u2019auto, per usare le parole del Comandante Trevisi, assume, come la Croce, il significato di un ponte verso l\u2019aldil\u00e0, in cui avremo il piacere di reincontrare persone cos\u00ec belle e che ci hanno dato un insegnamento enorme: quello di chi sottolinea il valore del coraggio, il convivere con la paura, per s\u00e9 e per la propria famiglia, ma in ogni caso non \u00e8 un vigliacco e sente l\u2019esigenza di andare avanti, sempre e comunque.<\/p>\n<p>E\u2019 stata la serata dei <strong>simboli<\/strong>, della <strong>legge<\/strong> e della <strong>memoria<\/strong>.<\/p>\n<p>I <strong>simboli<\/strong>: solo due persone \u201csimbolo\u201d, un comandante della scuola di Polizia e la moglie di un uomo della scorta di Giovanni Falcone, potevano trattare cos\u00ec da vicino e con cos\u00ec tanta umanit\u00e0 l\u2019argomento di stasera. I giovani non possono restare indifferenti ad un uomo (Trevisi) che ha sottolineato quanto sia diverso \u201cstare in Polizia, dall\u2019essere poliziotto\u201d; stare in Polizia significa non vedere l\u2019ora di smontare dal servizio per fare quello che si vuole, mentre essere poliziotto significa vivere da poliziotto, informare tutta la propria vita ai principi di lealt\u00e0, correttezza, rispetto della legge e degli altri.<\/p>\n<p>Tina Montinaro \u00e8 anche lei un simbolo; lei che ha raccolto l\u2019eredit\u00e0 del marito e con questo suo diffondere il messaggio della legge, fa sostanzialmente vivere suo marito da 23 anni; suo marito \u00e8 vicino a lei, sta per tornare a casa dall\u2019ennesimo servizio senza orario e senza protezione, con quell\u2019umanit\u00e0 e quella schiettezza che egli mostr\u00f2 in una intervista rilasciata poco tempo prima di morire e che stasera abbiamo potuto vedere e ascoltare anche noi. Una testimonianza confermata da quel don Ciotti, che nel 2013 fu ospite di Prospettiva Famiglia, insegnandoci quanto sia importante che tutti noi facciamo squadra nel diffondere i valori di legalit\u00e0 e di rispetto (\u201cE\u2019 IL NOI CHE VINCE\u201d).<\/p>\n<p>La <strong>legge<\/strong>: la legge \u00e8 fondamentalmente il rispetto dell\u2019altro. Su questo Trevisi ci ha portato il racconto di un immigrato, richiedente asilo politico, che \u2013 proveniente dall\u2019Africa &#8211; si presentava quotidianamente presso gli uffici della Questura e dopo un po\u2019 che vi sostava cominciava a piangere come un bambino prima di fuggire via; cos\u00ec per pi\u00f9 volte, finch\u00e9 un giorno, di fronte al suo scoppio in lacrime, una poliziotta avvicin\u00f2 la mano alla fondina, estrasse la pistola e la pos\u00f2 per terra con la canna rivolta verso di s\u00e9. Di fronte a quel gesto, l\u2019immigrato smise di piangere e, con l\u2019aiuto di interpreti e assistenti, si scopr\u00ec che quella persona piangeva perch\u00e9, con una pistola simile a quella di ordinanza, i suoi genitori e tre suoi fratelli erano stati uccisi in Africa nel suo paese natale; e dopo averli uccisi, gli avevano messo la pistola in bocca ed estraendola gli avevano rotto 4 denti; successivamente da quel paese, il giovane era riuscito a fuggire e alla Questura di Verona aveva ottenuto il permesso di soggiorno riservato ai richiedenti asilo politico. Si \u00e8 rifatto una vita regolare qui da noi, lontano da quelle tragedie e da quegli orrori.<\/p>\n<p>Ecco allora che quella poliziotta si pu\u00f2 considerare un\u2019eroina del quotidiano, come fortunatamente lo sono molti poliziotti.<\/p>\n<p>La <strong>memoria<\/strong>: quando la parola \u00e8 passata a Tina Montinaro \u00e8 stato un susseguirsi di emozioni; lei si \u00e8 modestamente definita solo la moglie di Antonio Montinaro, mentre noi sappiamo che \u00e8 una donna forte, che ha cresciuto da sola due splendidi ragazzi che all\u2019epoca avevano 1 e 4 anni, una donna che vive a Palermo per dire a chi \u2013 dello Stato o della mafia \u2013 la incontra, che lei continua a vivere dove suo marito ha perso la vita e che lei, a differenza loro, si pu\u00f2 guardare allo specchio ogni mattina senza alcuna vergogna. Ha raccontato del rispetto che lei aveva per l\u2019amore che suo marito provava per il proprio lavoro (\u201c\u00e8 il pi\u00f9 bel lavoro del mondo\u201d disse nell\u2019intervista) e che proprio per questo, lei non avrebbe mai fatto pesare a suo marito la paura che \u2013 specie in quegli anni \u2013 lei e i suoi figli potevano provare in una citt\u00e0 dove il principale fastidio dei palermitani non era la mafia, bens\u00ec il traffico e le sirene delle macchine della scorta &#8230;<\/p>\n<p>Tina ci ha fatto chiaramente capire che non ha e non pu\u00f2 nutrire una grande opinione dello Stato e delle Istituzioni; crede in esse perch\u00e9 vi credeva suo marito, ma lei ha vissuto da vicino il fatto che lo Stato, per mancanza di soldi, avesse lasciato la scorta di Giovanni Falcone senza alcuna protezione, specie su quel tratto autostradale. Lei vive tuttora le lungaggini e le pastoie burocratiche in cui affondano progetti come \u201cIl giardino della Memoria\u201d e rifugge quella che definisce \u201cl\u2019Antimafia da parata\u201d.<\/p>\n<p>Ma la memoria \u00e8 ci\u00f2 che conta; la memoria fa vivere suo marito Antonio, cos\u00ec come Rocco Di Cillo e Vito Schifani, gli altri due della scorta. La memoria \u00e8 ci\u00f2 che fa viaggiare ci\u00f2 che resta della Croma coinvolta nell\u2019esplosione; l\u2019identificativo in codice di quella scorta (Quarto Savona Quindici) \u00e8 stato ritirato dalla Polizia di Stato, cos\u00ec come si fa come chi \u00e8 stato cos\u00ec grande da non poter essere imitato. Noi lo teniamo vivo grazie a ci\u00f2 che resta di quell\u2019auto.<\/p>\n<p>A proposito di memoria, don Guido ha sottolineato il ricordo di don Bosco, di cui a fine mese ricorre il bicentenario dalla nascita. A distanza di 200 anni, lo ricordiamo come fosse uno di noi, uno che abbiamo lasciato stasera per venire a casa e che reincontreremo domani mattina.<\/p>\n<p>Questo fiume in piena di sentimenti \u00e8 stato percorso anche sulle note dei brani cantati dal coro dei commercialisti di Verona \u2013 i Modelli Unici \u2013 e sulle note sempre struggenti del \u201cNessun dorma\u201d nella Turandot di Puccini, che stasera abbiamo ascoltato.<\/p>\n<p>Ebbene, vigiliamo perch\u00e9 la legge sia rispettata, teniamo alti i nostri cuori in onore di chi ha fatto un gesto di grandezza estrema, accompagniamo i nostri ragazzi e facciamoli camminare sulle strade ampie e luminose del rispetto per gli altri; in altre parole, siamo attenti a condannare ogni furbizia e ogni pertugio dove arriva il male, l\u2019odio e la meschinit\u00e0.<\/p>\n<p>Nessun dorma.<\/p>\n<p><strong>Per PROSPETTIVA FAMIGLIA<\/strong><br \/>\ndott. Paolo STEFANO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Progetti di Educazione alla Legalit\u00e0 e Cittadinanza consapevole \u201cESSERE LA LEGGE E LAVORARE PER LA LEGGE, MA SAPERLO FARE CON IL CUORE\u201d 23 gennaio 2015 \u2013 Teatro Alcione Ospiti: &#8211; dott. 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