{"id":2731,"date":"2015-02-21T11:27:42","date_gmt":"2015-02-21T10:27:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/wp\/?p=2731"},"modified":"2015-06-07T11:32:07","modified_gmt":"2015-06-07T09:32:07","slug":"20-febbraio-2015-domenico-quirico-il-diritto-di-essere-informati-e-il-dovere-di-informarsi-lettura-critica-dellinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/?p=2731","title":{"rendered":"20 febbraio 2015 &#8211; DOMENICO QUIRICO : \u201cIL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI E IL DOVERE DI INFORMARSI.  LETTURA CRITICA DELL\u2019INFORMAZIONE\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Progetto di Educazione alla cittadinanza consapevole<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>DOMENICO QUIRICO<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>\u201cIL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI E IL DOVERE DI INFORMARSI.\u00a0<\/strong><strong>LETTURA CRITICA DELL\u2019INFORMAZIONE\u201d<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>20 febbraio 2015 \u2013 I.T.E.S. \u201cAldo PASOLI\u201d<\/strong><\/p>\n<h4>Relatore:<\/h4>\n<h4>&#8211; dott. Domenico QUIRICO, giornalista<\/h4>\n<p>Aula Magna dell\u2019ITES \u201cAldo Pasoli\u201d gremita da circa 500 persone per ascoltare il giornalista Domenico Quirico, accompagnato dal Direttore editoriale della casa editrice Neri Pozza, il dott. Giuseppe Russo. Una serata in cui Quirico non ha tradito le attese, dandoci il suo personale concetto di \u201cfare giornalismo\u201d, oltre che la sua visione della realt\u00e0 che si vive e si respira sia qui in Europa e sia in quelle vaste aree del pianeta, oggetto di fermenti e di movimenti di popoli spesso irruenti e cruenti alla ricerca di una nuova riorganizzazione geo-politica o semplicemente alla ricerca di nuovi destini per uomini e donne, martoriati dalla povert\u00e0, dalla sofferenza e dalle guerre.<\/p>\n<p>Dopo la presentazione della responsabile del progetto di Educazione alla cittadinanza, dott.ssa Stefania Zivelonghi e la descrizione che del nostro protagonista ha fatto l\u2019editore Giuseppe Russo, avvalendosi anche della lettura di una pagina del libro di recentissima pubblicazione \u201cIl grande califfato\u201d, la parola \u00e8 passata a Domenico Quirico. Egli ci ha ricordato come l\u2019aspetto saliente del suo mestiere, non sia tanto l\u2019essere giornalista de La Stampa di Torino o la sua relazione con i lettori. Egli si professa invece come un viaggiatore attraverso il tempo, lo spazio e gli uomini; un viaggiatore che, tuttavia, non va con l\u2019obiettivo di arrivare prima possibile alla m\u00e8ta, n\u00e9 vuole tornare prima possibile al punto di partenza. Al contrario, egli vuole attraversare questi mondi e viverli, assumere sulla sua pelle e nel suo cuore le sofferenze di questa gente, il loro grido di dolore, ma anche la loro stupenda e incontenibile umanit\u00e0. Egli non \u00e8 come ne \u201cIl giro del mondo in 80 giorni\u201d, dove il protagonista Phileas Fogg effettua un viaggio intorno al mondo con il solo obiettivo di tornare prima possibile nella sua amata Inghilterra, ritornandovi anzi ancora pi\u00f9 irrigidito e convinto che l\u2019unico modo corretto e civile di vivere sia quello anglosassone e dimenticando la bellezza degli uomini che ha conosciuto nelle parti pi\u00f9 recondite del globo, i loro usi e le loro abitudini.<\/p>\n<p>Quirico, al contrario, vuole immergersi \u2013 come se fosse un pozzo di acqua limpida \u2013 nel mondo che visita e che attraversa; egli vuole far s\u00ec che \u2013 attraverso la commozione \u2013 la sua esperienza si tramuti in coscienza. Proprio quella vituperata commozione, impossibile da accettare nel nostro mondo occidentale fatto di velocit\u00e0 e di effimero, \u00e8 invece il veicolo che trasforma un\u2019esperienza in qualcosa di pi\u00f9 alto valore, ossia nella coscienza del giornalista e, in ultima analisi, dell\u2019uomo. Tutto nasce, per Quirico, 21 anni fa quando comincia la sua attivit\u00e0 di giornalista, occupandosi della guerra civile in Ruanda: una guerra civile, un genocidio di proporzioni immani (900.000 morti su una popolazione di 5.500.000) e tinta da atrocit\u00e0 davvero difficili da comprendere. Un genocidio ben diverso da quello della Shoah: quest\u2019ultimo, per quanto grave ed assurdo, consisteva in uccisioni \u201cmeccaniche\u201d (si spingeva un pulsante ed il gas usciva dalle docce, uccidendo gli ebrei ivi rinchiusi), mentre la strage che gli Hutu fecero dei Tutsi fu una strage colma di grande violenza e crudelt\u00e0: la gente Hutu usciva di casa e si armava di qualunque cosa potesse provocare la morte (coltello, machete, Kalashnikov, mazze chiodate, \u2026), cercava il vicino di casa o il collega di etn\u00eca Tutsi, arrivava a guardarlo negli occhi, dopo di che lo uccideva in modo macabro e violento, tagliandolo a colpi di machete o sparandogli con la massima indifferenza. In quella guerra civile, in quel genocidio, Quirico ammette che i giornalisti \u2013 quelli veri \u2013 arrivarono tardi; non riuscirono a lasciare un segno in quella tremenda vicenda perch\u00e9 pochissimi si erano occupati di quanto succedeva in Ruanda e quando arrivarono la strage era ormai prossima al compimento.<\/p>\n<p>Ma quell\u2019esperienza gli lasci\u00f2 il segno: lo convinse che non si possono raccontare storie di sofferenza, di lotta, di guerra, se non vivendole personalmente, se non immergendosi in quelle realt\u00e0 cos\u00ec difficili in mezzo a culture completamente diverse e in aree del pianeta dove la vita delle persone vale pochissimo e ti puoi trovare con un fucile puntato senza neanche sapere il perch\u00e9.<\/p>\n<p>Da allora, di esperienze di questo tipo, Quirico ne ha vissute parecchie: dalla Somalia alla Mauritania, dall\u2019Iran alla Siria, dal Libano ai Paesi del nord africa spazzati dal vento della Primavera araba. Ecco allora che per lui, descrivere nei suoi articoli e nei suoi scritti, i dettagli di un bar o di un passante o di una casa sventrata da una granata diventa un fatto di lealt\u00e0: egli vuole dimostrare che quella esperienza, egli non la racconta per sentito dire, ma al contrario lui c\u2019era, era l\u00ec ed ha vissuto la fatica, la tensione e le sofferenze di quegli uomini e di quel momento. Se non si \u00e8 fermato nel nord est della Nigeria, laddove imperversano le milizie di Boko Haram, che hanno giurato fedelt\u00e0 allo stato islamico, \u00e8 perch\u00e9 l\u2019unico bianco in un Paese a completa popolazione nera, non passa certo inosservato e per di pi\u00f9 in zone dove le condizioni di sicurezza sono decisamente ridotte al lumicino. Ci si chiede allora: come vengono stesi certi articoli sulla situazione politica e sociale in quella zona, da parte di giornalisti europei e italiani? Il dubbio che qualcuno scriva \u201cper sentito dire\u201d \u00e8 davvero forte; e scrivere notizie, senza averle vissute direttamente, innanzitutto significa non fare buona informazione; in secondo luogo, significa scrivere di persone e situazioni che non si sono vissute, che non hanno dato quella maturit\u00e0 necessaria a parlare con cognizione di causa. S\u00ec, insomma, come quei giornalisti che parlavano e scrivevano della crisi siriana, stando oltre confine in territorio turco e limitandosi a raccogliere notizie da qualche profugo che fosse riuscito a passare indenne il confine.<\/p>\n<p>E mentre vaste aree del mondo sono in violenta ebollizione (dal Medio Oriente al nord Africa, dall\u2019Africa australe all\u2019area caucasica), l\u2019Europa pare assopirsi in una situazione di torpore, incapace di \u201cgenerare poeti e patrioti\u201d (per usare le parole dell\u2019editore Giuseppe Russo); una situazione in cui ci stiamo avvitando nei nostri banali problemi quotidiani, con una politica ai limiti delle beghe da condominio ed un\u2019economia vieppi\u00f9 asfittica e non ci rendiamo conto che \u201ca un\u2019ora di aereo da qui\u201d il mondo \u00e8 come un vulcano in eruzione. Intere aree geografiche sono oggetto di violenze, di povert\u00e0 e di flussi migratori con uomini alla ricerca del loro destino o semplicemente in fuga da situazioni aberranti e noi siamo qui che ci preoccupiamo se la fronda del PD avr\u00e0 la meglio o se alla prossima votazione ci sar\u00e0 qualche franco tiratore \u2026<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 Quirico sostiene che l\u2019Europa appare come un continente non pi\u00f9 in grado di generare cultura, vitalit\u00e0 intellettuale, balzi di novit\u00e0 sul piano umano e tecnologico, ma vi vede solo delle grandi citt\u00e0 che vivono del loro passato, rimescolano \u2013 come una minestra riscaldata \u2013 ci\u00f2 che erano con l\u2019obiettivo di fare business con qualche turista giapponese, ma senza la capacit\u00e0 di produrre nuove ventate di slancio sociale e intellettuale (\u201cdei cinque anni passati in Francia, non ricordo un solo artista degno di nota\u201d, \u201cla cultura francese si \u00e8 spenta con i Sartre e i Gide\u201d).<\/p>\n<p>Quirico ha fatto cenno alla sua personale umana vicenda del rapimento in Siria ed ha ricordato alcuni strascichi di quell\u2019esperienza (\u201cper parecchi mesi mi sembrava strano poter aprire le porte o poter bere un bicchiere d\u2019acqua senza doverlo chiedere a nessuno\u201d), ma ha anche ricordato che al termine di quell\u2019esperienza, i suoi carcerieri gli ricordarono che sia lui che loro erano entrambi prigionieri, ma con la differenza che lui era nella situazione di chi, dopo quattro mesi, si poteva rimettere la sua giacca precedente nient\u2019affatto sgualcita, mentre per loro la prigionia continuava. Quale prigionia? Quella di chi \u00e8 alla ricerca di una via d\u2019uscita da situazioni politiche e sociali di assoluta incertezza, quella di chi dopo aver visto sventolare la bandiera libica della rivoluzione ed aver abbattuto il tiranno, raggranella 1.000 euro per poter salire su un barcone marcio e cerca di attraversare il Mediterraneo (a marzo \u2026), sapendo benissimo \u2013 come lo sapevano i nostri nonni quando migravano in America \u2013 che qui non troveranno nessuno ad accoglierli a braccia aperte, ma solo gente che vede in loro, nel migliore dei casi, una fonte di problemi.<\/p>\n<p>Questo viaggio insieme ai migranti, Quirico l\u2019ha fatto e stasera ce ne ha dato una toccante testimonianza.<\/p>\n<p>Un \u201cgrazie\u201d sincero a questo giornalista tutto d\u2019un pezzo che ci ha dato la visione di chi vive in pieno il suo tempo e svolge il suo mestiere non come semplice spettatore e cronista di ci\u00f2 che accade, ma come condivisione delle esperienze, talvolta belle, talvolta brutte, che questo nostro mondo ci riserva.<\/p>\n<p>A patto di saperle vedere con gli occhi lucidi e disincantati di un uomo che vorrebbe vivere la vita come eterno viaggio fra i popoli.<\/p>\n<p>Ecco il video (disponibile su YouTube) dell&#8217; incontro.<\/p>\n<p>[ot-video type=&#8221;youtube&#8221; url=&#8221;ammsXU793iQ&#8221;]<\/p>\n<p>A presto.<\/p>\n<h5><strong>Per PROSPETTIVA FAMIGLIA<\/strong><\/h5>\n<h5>\u00a0\u00a0 dott. Paolo STEFANO<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Progetto di Educazione alla cittadinanza consapevole DOMENICO QUIRICO \u201cIL DIRITTO DI ESSERE INFORMATI E IL DOVERE DI INFORMARSI.\u00a0LETTURA CRITICA DELL\u2019INFORMAZIONE\u201d 20 febbraio 2015 \u2013 I.T.E.S. \u201cAldo PASOLI\u201d Relatore: &#8211; dott. 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