{"id":2935,"date":"2015-03-31T23:21:30","date_gmt":"2015-03-31T21:21:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/wp\/?p=2935"},"modified":"2015-06-07T11:31:20","modified_gmt":"2015-06-07T09:31:20","slug":"pantheon-n-58-il-giornalismo-secondo-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.prospettivafamiglia.it\/?p=2935","title":{"rendered":"PANTHEON N.58 : Il giornalismo secondo me"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 22\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h4>Il dolore, la condivisione, la commozione e il viaggio. Domenico Quirico, uscito da poco in edico- la con \u201cIl Grande Califfato\u201d, racconta la sua storia di uomo e di inviato di guerra. Organizzato da Rete Prospettiva Famiglia, l\u2019incontro formativo del mese di febbraio per studenti, docenti e genitori ha registrato un boom di presenze.<\/h4>\n<div class=\"page\" title=\"Page 22\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h5><em>di Giovanni Melotti<\/em><\/h5>\n<div class=\"page\" title=\"Page 22\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>20 febbraio 2015, ITES Aldo Pasoli, sala gremita, ospite speciale:\u00a0Domenico Quirico. Reporter di guerra per il quotidiano \u201cla Stam- pa\u201d e\u0300 apparso nell\u2019aprile di due anni fa, sulle principali testate nazionali e in tutti i notiziari, per i suoi 150 giorni di sequestro in ter- ra di Siria. Una persona fuori dal comune, un viaggiatore. Raccon- ta il dolore delle persone, viven- dolo sulla propria pelle. Rapito in Siria ma prima ancora in Libia. Ha compiuto \u00abla tratta della mor- te\u00bb, dalle coste africane a quel- le italiane, stipato in un barcone assieme a centinaia di extraco- munitari. Per questo e per molto altro, non occorre commentare gli interventi del suo discorso, che ha lasciato senza parole le centi- naia di presenti alla serata. Ve ne riportiamo una sintesi, tutta d\u2019un\u00a0fiato. Non c\u2019e\u0300 bisogno di aggiun- gere altro.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"column\">\n<p>\u00abIl giornalismo e\u0300 il racconto del- la sofferenza dell\u2019uomo. L\u2019unico modo che mi autorizza a raccon- tarla e\u0300 passarci attraverso in pri- ma persona. Stare male, soffrire con i soggetti delle mie storie e\u0300 il rapporto obbligatorio che devo mettere in atto per dare un\u2019in- formazione etica. Posso dire che l\u2019inizio della mia carriera e\u0300 data- to 1994, anno dello sterminio del Ruanda. Quasi un milione di mor- ti. E\u0300 cominciato li\u0300 e mi ha cambia- to la vita prima come uomo e poi come giornalista. Quando sono arrivato nei luoghi dell\u2019ecatombe, ho capito di essere arrivato tardi. Ho avuto un modo orrendamente sbagliato di lavorare, perche\u0301 ho raccontato solamente il dopo-ge- nocidio. Non ho condiviso il dolore e la sofferenza di quelle persone. La condivisione, parola fondamentale per noi giornalisti, pro- prio perche\u0301 la mancanza di testi- monianza impedisce di capire. E a questo proposito, credo che l\u2019im- magine piu\u0300 straordinaria del mio lavoro sia stata scattata durante la guerra di Cipro da una perso- na che fa un\u2019altra professione. Un fotografo appunto. Entrato in una casa ha trovato davanti ai suoi occhi una scena terribile. Una gio- vane ragazza a terra, senza vita, in un mare di sangue e lacrime. Queste ultime erano dei genitori che vegliavano in piedi accanto a lei. \u201cHo scattato una fotografia e mi sono messo a piangere\u201d, disse. Questo e\u0300 il giornalismo! Il senso unico, definitivo e non modificabi- le di questo mestiere, sta in quel- le due azioni: la condivisione e la commozione. Oggi ci vogliono far credere che l\u2019informazione si tro- vi in Internet, che viaggi dai social network agli smartphone. Che sia sempre online, sempre aggiorna- bile e sempre modificabile. Non e\u0300 cosi\u0300, non credeteci. Mi piace sem- pre dire invece, che il mio lavoro, in fondo, e\u0300 quello del viaggiatore. Io vengo pagato per viaggiare\u00bb. \u00abEsistono due tipi di persone che girano il mondo. I Phileas Fogg de \u201cIl giro del mondo in 80 giorni\u201d e gli Ulisse. Ai primi non interessano le storie e le persone che incontrano, tornano uguali a prima. Io faccio parte dei secondi. Il viaggio mi deve assolutamente cambia- re, ho bisogno di farmi trasfor- mare dalla gente, dallo spazio, dal tempo e dalle storie che an- dro\u0300 poi a raccontare su pagine di giornale. Se non torno cambiato, non ho capito niente del mio la- voro. Ogni persona che incontro diventa parte di me. E cosi\u0300 e\u0300 sta- to anche in Siria. Quando i miei rapitori, dopo mesi di sequestro mi dissero \u201csei libero\u201d, ho pensato\u00a0che fossero loro i veri prigionieri. Del loro Paese e della loro situa- zione. Perche\u0301 io me ne andavo via e loro rimanevano la\u0300. L\u2019esperienza del rapimento mi ha insegnato a ritenere fondamentale una serie di cose semplici, che per tutte le persone conosciute nei miei viag- gi sono pressoche\u0301 impensabili. Dormire, bere acqua dal rubinet- to, premere un interruttore della luce. Ero addirittura ossessionato dalla possibilita\u0300 di aprire una por- ta e ancor di piu\u0300 dal poter uscire \u00a0di casa e decidere liberamente se andare a destra o a sinistra sen- za che nessuno, con un kalash- nikov in mano, mi dicesse \u201cNo, di li\u0300 non puoi andare\u201d. In gran parte del nostro pianeta, la differenza tra \u201cuomo\u201d e \u201ccosa\u201d, sta nell\u2019avere un kalashnikov. A un\u2019ora di aereo da noi, il mondo e\u0300 un altro, credetemi\u00bb.<\/p>\n<div class=\"page\" title=\"Page 23\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>\u00abOra&#8230; Se qualcuno ha qualche domanda da fare credo sarebbe molto piu\u0300 interessante che ascol- tare queste mie inutili chiacchiere\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/issuu.com\/pantheon_verona\/docs\/p.58_pagine_issuu\">Clicca qui per sfogliare la rivista<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dolore, la condivisione, la commozione e il viaggio. 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