L’Arena – Giovedì 11 Dicembre 20255
Il mestiere di educare
Padre e madre, ruoli diversi ma complementari
Gli esperti: «I genitori insieme diano ai figli le istruzioni di volo»
Camilla Ferro
«Mamma, ma è mai possibile che dopo 15 anni ancora mi dai tanti divieti che la maggior parte dei miei amici non ha? Mi piacerebbe avere un po’ più libertà da parte tua, mi piacerebbe “esser lasciata andare” e godere della tua fiducia». E poi, al padre: «E tu papà, spesso non ti sento vicino. Vorrei più attenzioni da te. Vorrei ricevere tuoi consigli. Ho bisogno che mi guidi».Nel processo educativo dei figli i genitori hanno ruoli diversi. Fin dall’infanzia. Diversi ma complementari. Si parlerà di questo – prendendo spunto dalla lettera di una ragazza – nella puntata di Visionaria Crescere Insieme in onda oggi alle 18 su Radio Verona e in replica stasera alle 22.45 su Tele Arena (programma promosso dall’Associazione Prospettiva Famiglia in collaborazione con il gruppo editoriale Athesis e il Comune di Verona).«Nella nostra cultura la madre è in prima linea», conferma la psicoterapeuta Elisabetta Belloli ospite della trasmissione con il collega Doriano Dal Cengio, «è lei la protagonista assoluta del processo educativo, soprattutto nella fase iniziale: ha un rapporto simbiotico con il figlio, fatto di “fisicità” dal momento che l’ha tenuto in pancia e l’ha messo al mondo. Il famoso istinto materno la spinge a cogliere i bisogni primari della sua creatura: la nutre, la protegge, la gratifica, la incoraggia e soprattutto la fa sentire al sicuro. E questo è un elemento chiave perché un bambino che si sente al sicuro diventerà un adulto sicuro». E Dal Cengio: «Il padre ha un sentire diverso: si accorge che suo figlio esiste quando lo vede per la prima volta, lì capisce che è entrato a fare parte della sua vita. Entra in gioco via via sostituendosi qua e là alla mamma. Oggi, rispetto al passato, è più presente, più vicino emotivamente, più comunicativo, più giocoso, più sensibile. Entrambi si prendono cura della formazione del piccolo nei suoi primi dieci anni di vita», spiega il professionista, «periodo in cui impara a camminare, a mangiare da solo, a vestirsi, acquisisce una lingua che gli permette di socializzare con gli altri. Passa da uno stato di totale dipendenza ad uno di relativa autonomia. Nel corso di questo decennio acquisisce le “istruzioni di volo”». E poi, che accade in adolescenza? «Accade la separazione», va avanti la dottoressa Belloli, «lo svincolo emotivo dai genitori. E qui la madre solitamente fatica ad accettare l’emancipazione del figlio: il suo bambino sta crescendo. Staccarsi, separarsi è sempre doloroso. L’adolescenza per lei rappresenta il taglio del cordone psichico». «Diverso per il padre che non vive il dramma della separazione», aggiunge Dal Cengio, «anzi, lui è pronto a sostenerlo nelle “sue prove di volo”».La morale, quindi? «Che la madre dovrebbe fare un passo indietro e il padre un passo in avanti: perché, nella fisiologica conflittualità tipica dell’adolescenza, la mamma diventa solitamente il bersaglio del conflitto. Attenzione però: se il conflitto si fa troppo acceso, il padre deve intervenire per sostenere la moglie e iniziare un dialogo diverso con il ragazzo basato su una modalità adulta. Intendo, ad esempio, che si passa a stabilire degli accordi, a fissare dei limiti al desiderio di libertà e a chiarire il motivo di questa posizione».Tutto questo nella lettera emerge chiaramente. «La figlia dice al padre “voglio parlare con te, voglio che ti accorgi di me, voglio confrontarmi con te perché voglio chiederti come la pensi, credo che tu mi possa dare di consigli”», sottolineano gli psicologi, «e continua con una sorta di accorato appello: “ho bisogno che tu intervenga per mediare nel rapporto con mamma perché io da sola non ce la faccio e alla fine rischiamo di stare male tutte e due”. La ragazza chiede di poter avere una comunicazione, e quindi una relazione, diversa con i genitori basata sul riconoscimento da parte loro che è entrata in una fase nuova della sua vita».
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