L’Arena Giovedì 16 Aprile 2026
Il mestiere di educare
L’insegnante oggi: non solo nozioni
La studentessa: «Grazie per l’ascolto»
La professoressa: «Fare la differenza costruendo relazioni oltre la cattedra»
Camilla Ferro
Fanno la differenza. Gli insegnanti che, oltre ad insegnare a «leggere e far di conto», sanno anche diventare per i ragazzi «una guida di senso», diventano figure preziose nel loro percorso di crescita. La professoressa Daniela Galletta, ospite oggi con la collega Ilaria Rodella ed una studentessa, di «Visionaria» (il programma di Prospettiva Famiglia in onda alle 18 su Radio Verona e in replica alle 22.45 su Telearena) conferma che «sì, è così. Il docente può davvero fare la differenza: non in modo spettacolare o immediato ma nella profondità silenziosa dei processi», spiega, «nello sguardo che accoglie, nella parola che orienta, nel dubbio che apre». Gli alunni, sebbene nel rapporto dialettico stiano dall’altra parte della cattedra, sentono con chi hanno a che fare. E capiscono se sono in buone mani.
Come la ragazza di una prima liceo della città che ha scritto una lettera alla sua «prof» per ringraziarla «per tutto quello che ha fatto per noi quest’anno», confessando che «la tensione e l’ansia dei primi giorni spariva magicamente durante la sua ora, dove ognuno di noi poteva essere se stesso e mostrarsi per quello che realmente è.
Ci ha fatto apprezzare l’importanza di essere gruppo, di essere una classe unita. Sapere che c’è qualcuno pronto ad ascoltarci fa stare meglio».Nel corso della puntata (tema: «L’insegnante oggi, una guida di senso, non solo nozioni: cosa chiedono davvero i ragazzi agli adulti di scuola») Galletta spiegherà che «nel nostro tempo così rapido, così saturo di stimoli e al contempo così fragile nelle sue certezze, essere insegnante non è semplicemente una professione: è una postura esistenziale, una scelta quotidiana che si rinnova nella complessità.
È, a pieno titolo, una sfida motivante, una tensione continua tra ciò che è e ciò che potrebbe essere».L’insegnante di oggi è al centro di una rete complessa di relazioni. «Fili sottili e resistenti insieme, che collegano alunni, famiglie, colleghi, istituzioni, comunità», chiarisce Galletta, «e noi siamo tessitori pazienti di questa trama, artigiani di legami, capaci di mantenere un equilibrio sempre instabile ma necessario.
Nulla, in questo intreccio, può essere lasciato al caso: ogni gesto didattico è pensato, progettato, orientato, perché educare significa incidere nel tempo lungo, lavorare per il domani, per una visione globale dell’umano. Ed è qui che si misura la grande responsabilità – e insieme la bellezza – dell’insegnamento». Per questo il docente deve avere una pluralità di competenze. «Disciplinari, certo», chiosa Galletta, «ma anche pedagogiche, metodologiche, didattiche, organizzative e soprattutto relazionali. Perché oggi più che mai la scuola non è il luogo della semplice trasmissione, ma quello della costruzione condivisa del sapere: si diventa competenti insieme, nella relazione.
L’insegnante costruisce ambienti di apprendimento, non solo lezioni. È guida capace di connettere il sapere con l’esperienza quotidiana, di tradurre l’astrazione in vita vissuta. Elabora strategie operative, ma al contempo restituisce dignità all’impegno e alla fatica, in un’epoca che idolatra l’immediato e rifugge ogni lentezza».
E ancora. «L’insegnante autentico rifugge ogni catalogazione rigida degli studenti», prosegue la professoressa, «accoglie le differenze, le valorizza, le trasforma in risorsa. È aperto, dinamico, curioso; sa riconoscere talenti nascosti, risorse inattese. Serve coraggio. Serve intraprendenza. Serve, soprattutto, uno sguardo che sappia cercare il meglio in ciascuno, restituendo a ogni studente la percezione di essere importante, indispensabile, unico.
Perché l’insegnante non lavora con contenuti, ma con persone». In questa prospettiva, diventa essenziale il gioco di squadra con le famiglie: non contrapposizione, ma «alleanza educativa, fronte comune nella crescita dei ragazzi».
Galletta cita poi Massimo Recalcati: «Sottolinea come oggi il docente non possa più fondarsi su un’autorità semplicemente istituzionale, ma debba conquistare la propria autorevolezza nella relazione viva. E in questa visione diventa testimone, non semplice trasmettitore. L’insegnante ama, direbbe Recalcati, le “vite storte”, cioè quelle che sfuggono ai modelli ideali, perché è proprio lì che l’educazione trova il suo senso più profondo». In un sistema educativo che ha smarrito molte delle sue certezze, il docente, per essere figura centrale del processo di crescita dei «suoi» ragazzi, deve compiere un passaggio decisivo: dalla cattedra al cuore, da ruolo formale a presenza autentica.
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