L’Arena Giovedì 09 Aprile 2026
Il mestiere di educare
Famiglia e lavoro, equilibrio possibile? I figli chiedono più tempo ai genitori
La psicologa: «Essere presenti in modo autentico, non esserci sempre»
Camilla Ferro
«So che lavorate tanto e che avete mille cose da fare ogni giorno. Lo vedo. Lo sento. Ma ho bisogno di chiedervi più tempo di qualità. Non tanto, non giornate intere… ma tempo vero, in cui possiamo stare insieme senza fretta, senza e-mail, senza pensieri. So che non è facile. Ma per me conta tanto. Voglio crescere sapendo che posso contare su di voi sempre anche quando il mondo va veloce». Firmato: «Una figlia». Una figlia che potrebbe essere quella di tutti e che chiede più attenzione. Una figlia che ringrazia i genitori per tutto quello che non fanno mancare alla famiglia, che riconosce il loro impegno («so che ci provate») ma che li invita a «provarci ancora di più». Una figlia che ha bisogno di presenza «vera».
Parte da qui, dalle parole di un’adolescente il focus di oggi di Visionaria – il programma di Prospettiva Famiglia in onda su Radio Verona alle 18 e in replica stasera alle 22.45 su Telearena – con ospite la psicologa psicoterapeuta Elena Fraccaroli. Il titolo della puntata è «Famiglia e lavoro: essere presenti davvero. Come costruire un equilibrio possibile, tra senso di colpa e bisogno di presenza».«Tra lavoro e famiglia, la parola più usata è “equilibrio”», spiega la professionista, «la più fuorviante, probabilmente. Ma cosa significa? E soprattutto, è qualcosa di stabile, raggiungibile una volta per tutte?». Nella vita reale l’equilibrio non è una condizione fissa ma un processo dinamico. Non viviamo in compartimenti separati ma dentro a sistemi interconnessi: la famiglia, il lavoro, le relazioni sociali.
Ognuno di questi contesti porta con sé aspettative, bisogni e richieste che, inevitabilmente, entrano in tensione tra loro.«Stare in equilibrio è quindi un processo in continuo cambiamento, fatto di adattamenti, compromessi, ridefinizioni», entra nel dettaglio Fraccaroli, «eppure continuiamo a misurarci con un ideale implicito: essere sempre presenti, sempre disponibili, sempre adeguati in ogni ruolo. Un modello che produce inevitabilmente una conseguenza: il senso di colpa. Non esserci abbastanza con i figli. Non dare abbastanza al lavoro. Non riuscire a tenere tutto insieme».Dal punto di vista psicologico il conflitto tra lavoro e affetti non è un’anomalia ma una condizione strutturale. «Perché viviamo dentro sistemi diversi, professionali-familiari-sociali, che avanzano richieste spesso incompatibili», continua la psicologa, «il punto non è eliminarle, ma imparare a negoziarle. Il senso di colpa, più che un difetto da correggere, è spesso un segnale. Indica che siamo coinvolti, che teniamo a ciò che facciamo e alle relazioni che abitiamo. Diventa problematico quando si alimenta di aspettative irrealistiche».
La soluzione? «Il punto», ecco la risposta, «non è eliminare il conflitto, ma cambiare prospettiva. Diventa fondamentale distinguere tra presenza e disponibilità continua: essere presenti non significa esserci sempre, ma esserci in modo autentico nei momenti in cui si è in relazione. La qualità dell’attenzione, la capacità di ascolto e di sintonizzazione emotiva incidono spesso più della quantità di tempo trascorso insieme. Per rendere possibile questa presenza, serve un altro elemento spesso trascurato: i confini. Oggi, complici le tecnologie digitali, lavoro e sfera privata tendono a sovrapporsi». Non si tratta necessariamente di separare in modo rigido questi spazi, ma di costruire confini flessibili, prosegue la riflessione di Fraccaroli, capaci di permettere il passaggio da un ruolo all’altro.
Senza confini, tutto si sovrappone e la presenza si disperde.«L’equilibrio non è mai solo una questione individuale», conclude, «si costruisce nelle relazioni, attraverso una negoziazione continua di bisogni, ruoli e aspettative. Non esiste una distribuzione perfetta dei compiti, ma può esistere un senso condiviso di equità, basato sul riconoscimento reciproco. Più che inseguire un ideale irraggiungibile di perfezione, forse è utile spostare lo sguardo verso un “equilibrio possibile” che tenga conto dei limiti e delle risorse reali. In questo scenario, la vera sfida non è essere ovunque, ma riuscire a essere davvero presenti, nei momenti che contano».
L’Arena
Giovedì 09 Aprile 2026 Pag. 21














