L’Arena Giovedì 16 Aprile 2026
Il mestiere di educare
Devianza giovanile e come prevenirla
La psicologa: «Non più casi sporadici La comunità deve farsene carico
Non solo regole ma ascolto e relazione»
Camilla Ferro
Si conclude con una riflessione forte e necessaria su uno dei temi più urgenti del nostro tempo, il progetto «Visionaria» dell’Associazione Prospettiva Famiglia: la devianza giovanile e le strategie per prevenirla.Termina così il percorso iniziato lo scorso ottobre con psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, neuropsichiatri infantili e docenti impegnati ogni settimana ad esaminare diversi aspetti del mondo degli adolescenti e degli adulti chiamati ad educarli: l’ultima puntata è in diretta oggi alle 18 su Radio Verona e in replica su Telearena alle 22.45, con ospite la dottoressa Antonella Elena Rossi.«Quello della devianza dei ragazzi è un fenomeno che non può più essere ignorato né trattato come emergenza isolata», spiega, «i segnali sono evidenti: aumento dei comportamenti a rischio, fragilità emotive sempre più diffuse, difficoltà relazionali che spesso sfociano in isolamento, aggressività o forme di disagio silenzioso».
Per affrontare questo tsunami del «disagio», Visionaria ha riportato l’attenzione su un concetto chiave: il ruolo della comunità educante. «Che non è uno slogan, ma una necessità concreta», chiosa Rossi. Ruolo in primis della famiglia ma anche della scuola, delle istituzioni, della società nelle sue diverse espressioni: sono tutti chiamati a non girarsi dall’altra parte e a farsi carico dei ragazzi. «Perché il rischio di devianza giovanile è ormai conclamato, è sotto agli occhi di tutti», prosegue la psicologa, «e per affrontarlo non bastano interventi sporadici o settoriali.
Serve una visione condivisa, capace di mettere in rete competenze e responsabilità. Quindi famiglia, scuola, istituzioni, professionisti della salute mentale e territorio devono tornare a dialogare, superando frammentazioni e deleghe implicite. L’educazione, oggi più che mai, non può essere affidata a singoli attori ma deve diventare un processo collettivo».L’approccio proposto da «Visionaria» raccontato in questi mesi è chiaro: integrare prospettive pedagogiche, psicologiche e sociologiche per leggere il malessere prima che si trasformi in comportamento degenere.
Un lavoro di prevenzione che parte dall’ascolto, dalla capacità di intercettare i segnali precoci e dalla costruzione di relazioni significative.«Un ragazzo non diventa deviante dall’oggi al domani. Il più delle volte», ricorda la professionista ripercorrendo le tappe di Visionaria, «si tratta di un percorso fatto di solitudini, mancanza di punti di riferimento e assenza di sguardi capaci di comprendere. Da qui l’invito, rivolto a tutti gli adulti coinvolti nei processi educativi, a recuperare una presenza autentica. Non solo regole, ma ascolto. Non solo controllo, ma relazione.
La comunità educante, in questa prospettiva, si configura come uno spazio condiviso di responsabilità, in cui ogni attore contribuisce a costruire contesti più sani e inclusivi per le nuove generazioni».Il progetto «Visionaria» lascia dunque un messaggio chiaro: prevenire la devianza non significa intervenire quando il problema esplode, ma creare le condizioni perché quel disagio non abbia bisogno di trasformarsi in comportamento.«Una sfida complessa, che richiede tempo, competenze e soprattutto una scelta culturale», conclude Rossi, «e cioè tornare ad educare insieme».
L’Arena
Giovedì 23 Aprile 2026 Pag. 23














