L’Arena – Giovedì 19 Marzo 2026
Il mestiere di educare
Solitudine dei ragazzi iperconnessi L’esperta: «Hanno davvero bisogno di qualcuno che li ascolti e li faccia sentire benvoluti»
Lorenza Costantino
Nell’epoca in cui siamo tutti iper-connessi, e dunque mai davvero soli, un forte senso di solitudine pervade la società. E colpisce più duramente i giovani. Un paradosso: ne soffre proprio la generazione che tiene in mano la tecnologia di comunicazione più potente della storia dell’umanità. Ma una comunicazione «in potenza», virtuale, spesso non offre gli stessi benefici di quella reale. È questo il filo conduttore della nuova puntata di Visionaria, il programma dell’Associazione Prospettiva Famiglia in onda oggi alle 18 su Radio Verona (con replica alle 22.45 su Telearena), che accende i riflettori su un disagio sempre più diffuso tra gli adolescenti.Il malessere prende voce attraverso lo stralcio della lettera anonima di una ragazza: «Va tutto male: a casa, a scuola, nello sport. È difficile tenersi sempre tutto dentro o parlare solo qualche volta con un’amica, che poi magari non sempre mi capisce. In classe ormai da un pezzo non sto più bene. A nessuno interessa degli altri: tutti ti usano per le verifiche e poi spariscono o passano il resto del tempo a prendere in giro. Mi sento sola. E molto spesso, come dicevo, usata».Un racconto che non rappresenta un caso isolato ma una condizione sempre più frequente tra i giovani. A interpretarla, cercando di offrire una soluzione oltre alla chiave di lettura, è Cristina Albertini, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, ospite della trasmissione, che invita innanzitutto a superare i luoghi comuni: «I ragazzi di oggi non sono diversi da quelli di ieri: sono affamati di incontri e di vita vera, vogliono amicizie autentiche e potersi guardare negli occhi». Eppure qualcosa è cambiato: «Oggi la solitudine è un rumore di fondo che non lascia spazio alla mente. È una “solitudine connessa”, “affollata”, fatta di notifiche e confronti continui, che ruba spazio alla vera relazione. I legami esistono, ma sono fragili, intermediati, instabili». Una condizione in cui «si può essere soli e non sentirsi soli, e si può invece sentirsi soli senza esserlo davvero». Secondo l’esperta, il nodo centrale è il percepirsi esclusi: «Le implicazioni negative derivano dalla sensazione di isolamento o di essere messi da parte. In adolescenza, infatti, il bisogno di appartenenza è cruciale. Le relazioni con i coetanei sono fondamentali per la costruzione dell’identità, per l’autostima e il benessere». Quando questo equilibrio si rompe, si innesca un circolo vizioso: «Sentirsi esclusi provoca disagio e solitudine, che a loro volta generano chiusura e isolamento, favorendo ulteriore esclusione». Un meccanismo che può restare nascosto, perché «a volte il senso di solitudine è camuffato: nel fare il pagliaccio, oppure nel dire “non ho tempo” o “sono stanco”».La differenza con il passato, sottolinea Albertini, è significativa: «Prima la solitudine era un passaggio, oggi rischia di diventare una condizione stabile». Nel corso della puntata, lo sguardo si aprirà alle possibili soluzioni. «Nessun giovane dovrebbe sentirsi solo nel proprio percorso di crescita», ricorda l’esperta, evidenziando il ruolo fondamentale di famiglia, scuola e adulti di riferimento. «Creare ambienti di ascolto, favorire il più possibile le occasioni di relazioni reali, aiutare i ragazzi a riconoscere il proprio valore per sentirsi sicuri di sé di fronte all’altro: sono questi alcuni degli strumenti indicati per invertire la rotta». Un messaggio che invita a non arrendersi: «Fa male sentirsi non abbastanza, quando si desidera solo qualcuno che ascolti e voglia bene. Ma passerà, e non si deve smettere di cercare».
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