SCENARII GEOPOLITICI INTERNAZIONALI.
La triangolazione USA-CINA-RUSSIA
Prof. Stefano Verzè.
Sala Circoscrizionale – Quartiere Stadio – 3^ Circoscrizione – 18 marzo 2026
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Secondo appuntamento del ciclo “Scenari geopolitici internazionali” e conferma dell’interesse per
questi temi da parte dei residenti in III Circoscrizione. Anche stasera, infatti, il pubblico è stato presente in modo consistente e almeno cinquanta persone, fra le quali molti giovani, hanno partecipato all’evento.
Il prof. Verzè ha innanzitutto chiarito che le azioni e la condotta che sta mettendo in campo il presidente USA è destinata ad indebolire e ad isolare gli stessi Stati Uniti d’America prima che glialtri; Trump è un personaggio facile da comprendere in quanto si muove in modo abbastanza infantile, con affermazioni forti circa il ruolo degli USA nel mondo o circa l’attivazione di sanzioni o l’applicazione di dazi, salvo smentire – spesso a distanza di poche ore – quanto prima affermato in modo quasi inequivocabile. I circa 80 milioni di americani che l’hanno votato, si sono certamente riconosciuti in lui ed hanno evidentemente approvato le sue decisioni e le sue iniziative che spesso sono “di pancia” più che “di testa”
. In questo gioco ad arraffare parti ritenute interessanti del pianeta, USA, Cina e Russia finiranno – una volta finita la torta – per azzuffarsi. Inizialmente, ognuno rispetta gli altri due ed ognuno si porta a casa terre ritenute utili per gli interessi nazionali: gli USA hanno attaccato il Venezuela, mostrano interesse per Cuba e adesso hanno attaccato l’Iran; la Russia vuole una parte di Europa e l’attacco all’Ucraina è solo l’inizio; infine, la Cina da sempre manifesta interesse per Taiwan e si muove per prendere il controllo di aree del Mar Cinese Meridionale, creando artificialmente degli atolli ed acquisendo di conseguenza il diritto ad utilizzare come zone economiche esclusive le aree di 200 km che circondano questi atolli.
Come Putin si è impelagato nella guerra con l’Ucraina e, nonostante la preponderate forza bellica,
non solo non ha ancora chiuso il conflitto, ma addirittura sta indietreggiando e perdendo alcune
delle aree conquistate: ciò dimostra che l’esercito russo paga ancora dazio per una certa qual
disorganizzazione, per la mancanza di strategie chiare ed omogenee e a nulla valgono i numeri
decisamente più alti relativi a carri armati disponibili o agli altri armamenti (missili antiaerei).
Donald Trump si muove come il bambino davanti alla vetrina della pasticceria e punta obiettivi
sempre diversi sulla base di sensazioni istintive, anche qui senza un disegno logico chiaro. Infine, Xi
Jinping attende, tranquillo, sulla riva del fiume, convinto com’è che sia sufficiente lasciar fare a
Trump per far sì che gli USA si indeboliscano e restino vieppiù isolati. Se guardiamo a quanto accade
in Medio Oriente, ci rendiamo conto che Israele ha spinto gli USA ad attaccare il peggior nemico di Israele stessa, ossia lo stato sciita per eccellenza (Iran), ma non riesce a raccogliere ulteriore supporto dagli altri Paesi sunniti dell’area. Arabia Saudita, la stessa Siria, l’Egitto e l’Iraq non stanno supportando più di tanto Israele, nonostante l’attacco all’Iran sia visto nient’affatto male dagli altri Paesi limitrofi.
Certamente il periodo di guerra pesa soprattutto sulle società e le economie che vivono usualmente una vita di lusso, organizzata, moderna. Gli Israeliani, seppur preparati e perfettamente organizzati per l’accesso ai bunker in caso di pericolo, soffrono pesantemente il clima di guerra, le sirene che obbligano a chiudere i ristoranti, i missili che cadono con sconcertante frequenza. Più digeribile, invece, la situazione di guerra per Paesi che già vivevano in condizioni di difficoltà economiche come la stessa Siria o l’Iran.
Di situazioni potenzialmente a rischio in giro per il mondo ce ne sono; si pensi a Kim Jong-un in Corea
del Nord o alla situazione calda al confine fra Afganistan e Pakistan. Nel caso della Corea del Nord,
ovviamente i Paesi limitrofi e la Corea del Sud in primis, non vivono un clima sereno, avendo il nemico
proprio lì fuori dalla porta. Per quanto riguarda invece la situazione al confine afgano-pakistano, si
tenga presente che il Pakistan aveva puntato sull’etnia Pashtun, etnia presente su entrambi i lati del
confine, per garantire la sicurezza del confine: peccato che i Pashtun hanno deciso di schierarsi
contro lo stesso Pakistan, che pure li aveva assoldati e rappresentano una situazione sempre difficile
e sul punto di esplodere. Un punto, quello del confine in questione, che riflette il punto massimo
dell’espansione britannica ai tempi del colonialismo, colonia britannica che ha visto successivamente
la scissione in più Paesi (Bangladesh, India e Pakistan).
Al termine della presentazioni ci sono state numerose domande – segno che il tema ha generato
curiosità – e fra queste per es. è stato chiesto cosa succederà se alle elezioni di Mid Term (novembre
2026) Trump non dovesse raccogliere i consensi attesi. Fondamentalmente, il prof. Verzè ha ipotizzato tre situazioni:
Trump cerca di cambiare i criteri elettorali tramite legge federale e quindi cerca di fare in modo che gli Stati a maggioranza democratica abbiano sempre meno consensi;
seconda possibilità è che Trump dichiari che ci sono stati dei brogli che gli hanno impedito di portare
a casa il 100% dei consensi ed infine, il prof. Verzè ha ipotizzato che Trump “se ne freghi” degli scarsi
consensi e proceda da solo come un bambino.
Un bel “grazie” al prof. Verzè che ha partecipato con molta sportività alle giornate festive e, fatto finora, di fatto esautorando organi collegiali che hanno la competenza su certe materie.
Ci vediamo mercoledì 25 per parlare dell’Europa e cercare di capire se veramente siamo di fronte all’ultimo
baluardo della democrazia.
Ass. PROSPETTIVA FAMIGLIA.
Dott. Paolo STEFANO.














