L’Arena – Giovedì 29 Gennaio 2026
Il mestiere di educare
Allarme bullismo e cyberbullismo Studentessa: «Ogni giorno nelle chat prese in giro volgari e offensive» Psicologo: «Grinta stumento di difesa»
Camilla Ferro
«Ogni giorno nel gruppo classe la presa in giro è presente, volgare e spesso offensiva», confessa una studentessa. Su chat o di persona, è spesso la «normalità» tra i ragazzi. La ragazza scrive che «sarebbe utile qualche ora mirata, a scuola, per aiutare la riflessione, il pensiero per gli altri e la non vergogna nel provare emozioni».
Dice che aiuterebbe ad avere (forse) il coraggio necessario per «prendere le difese dei più deboli e allontanarsi dalla massa».Prende spunto da qui la tredicesima puntata di Visionaria, il programma promosso dall’Associazione Prospettiva Famiglia in onda oggi alle 18 a Radio Verona e in replica stasera alle 22.45 su Tele Arena, dedicata al tema «La grinta contro il bullismo e il cyberbullismo: strumenti pratici di difesa». A parlarne sarà Michele Dal Bo, psicologo dell’Ulss 9, psicoterapeuta, esperto in analisi comportamentale, maestro di arti marziali. «Spiegherò cos’è la “grinta”», anticipa, «cioè quella speciale requisito necessario per superare gli ostacoli e le difficoltà, fondamentale supporto per i ragazzi che si trovano a vivere momenti difficili».
A Verona, ricorda lo specialista, proprio nei giorni scorsi un undicenne è stato aggredito al Saval. «Un gesto grave», ribadisce Dal Bo, «che conferma una volta ancora la necessità di avere una comunità educante che parli ed espliciti i problemi piuttosto che nasconderli.
Bisogna che le famiglie, la scuola, le forze di polizia, le parrocchie e anche i media cooperino per creare una rete di fiducia che ascolti e prenda in considerazione le storie che i ragazzi o anche i genitori vivono: la minimizzazione è un’azione deleteria e inefficace, meglio sempre comunicare e condividere anche una volta in più piuttosto che in meno. I ragazzi soprattutto devono poter parlare in classe con il professore, che poi deve riportare il dialogo alla stessa classe per far diventare l’evento-problema di uno solo condivisione di idee e di valori. E anche i genitori», aggiunge, «devono esser protagonisti di queste pratiche di comunicazione e di ascolto».
Fondamentale il monitoraggio dei social, dei telefoni dei figli, anche delle chat, da quella di classe a quelle con gli amici. «Possono diventare pericolosi strumenti di umiliazione», allarma Dal Bo, «con minacce e prese in giro che possono annientare i destinatari. Ed è importante», altro aspetto del problema, «lavorare anche sugli “astanti” cioè su coloro che vedono la violenza dei bulli, leggono i loro messaggi minacciosi e non intervengono, o peggio rinforzano il “cattivo” girando video mentre colpisce o scrivendo post di sostegno».Imparare ad avere grinta significa quindi, riassume Dal Bo, trovare il coraggio di denunciare e di parlare di quello che succede, così da «creare una comunità educante pronta ad essere supporto per i ragazzi vittime e i genitori in difficoltà».I
l problema, denuncia la stessa studentessa nella lettera scritta per Opaidos (Osservatorio Permanente adolescenti studenti), rimane sempre la mancanza di empatia e, prima ancora, di educazione: «C’è la tendenza di troppi giovani a vivere in una superficialità e un menefreghismo totale verso sentimenti propri e altrui», dice.Al Saval pochi giorni fa è successo che un undicenne è stato minacciato e picchiato tanto da finire in ospedale per le ferite provocate da coetanei poco più grandi.
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