L’Arena – Giovedì 05 Marzo 2026
Il mestiere di educare
Il corpo che cambia, il cuore che cerca
La psicanalista: «Continuiamo a dire ai ragazzi che l’amore non è una merce
E non è un gadget da consumare»
Camilla Ferro
«In un tempo come questo è importante che da qualche parte qualcuno continui a parlare d’amore (soprattutto ai ragazzi): è un atto di resistenza di fronte all’orrore della guerra, di difesa di un sentimento che rischia di essere ridotto a gadget, a merce pensata sul modello del consumo, un po’ come un cellulare, un tablet, qualcosa che può essere ciclicamente sostituito da un “nuovo” che dà performance migliori».Parte da qui l’intervento della psicanalista Barbara Giacominelli ospite oggi alle 18 a Radio Verona (in replica stasera alle 22.45 su Telearena) della puntata di Visionaria, il programma dell’Associazione Prospettiva Famiglia, dedicata al tema: «Il corpo che cambia, il cuore che cerca – sessualità, affettività, prime relazioni».
Lo spunto, anche stavolta, è quello della lettera scritta da un’adolescente in crisi per un amore contrastato pesantemente dalla famiglia, finito poi per essere relazione tossica: «Una situazione che mi ha resa ogni giorno sempre più triste».
Anche l’amore rischia di venire travolto da quello che Jacques Lacan, psicoanalista del secolo scorso, spiegava con «il discorso del capitalista» che eleva il nuovo, il sempre nuovo, a una forma di valore promettendo la soddisfazione attraverso un ricambio continuo.«Constatiamo però il fallimento di questo miraggio», spiega Giacominelli, «che lungi dal saturare una mancanza, la scava a fondo.
L’impostura di fondo è quella di illuderci che il “buco” possa essere riempito mentre in realtà lo allarga sempre di più. E questo meccanismo sta contaminando anche il campo dell’affettività, della relazione d’amore», allarma la professionista, «con in aggiunta l’altra faccia della medaglia che è la logica della performance».
E spiega: «Dovremmo sbarazzarci dell’idea platonica dell’amore, quella delle due metà della mela che si ritrovano: l’amore piuttosto va pensato come qualcosa che ci eccede, non un complemento ma un supplemento che non potrà mai convertire quella mancanza costitutiva di cui parlavamo prima a un tutto pieno». «Certo, c’è una spinta appropriativa», esemplifica la specialista, «gli amanti si dicono “sei mia”, “sei mio” ma questa non è mai la spinta violenta del possesso: nell’amore non voglio essere proprietario della persona, ma del suo amore.
Ovvero voglio che sia mia liberamente, che ogni volta rinnovi la scelta di amarmi. E qui torniamo all’amore come dono della propria mancanza: non si tratta dell’idealizzazione, sebbene in un primo momento necessaria, dell’altro ma di poter tenere uno sguardo caldo sui suoi limiti, che prima o poi si riveleranno».
L’amore dovrebbe essere quella straordinaria esperienza di libertà per la quale posso mostrarmi per quello che sono e posso amare tutto dell’altro, anche i suoi limiti: «posso riscegliere sempre lo stesso perché riesco a tenere lo sguardo anche sui suoi limiti senza averne orrore».L’amore dovrebbe quindi essere «l’antidoto a una società che vuole escludere l’esperienza del limite e della mancanza dalle nostre vite. In questo senso come genitori», ecco il consiglio della psicoterapeuta, «dovremmo sempre chiederci quale sguardo riusciamo a donare ai nostri figli: è uno sguardo caldo e amorevole anche di fronte alle loro mancanze? O abbiamo timore e forse orrore dei loro piccoli fallimenti, dei loro dolori, dei loro limiti? Ci facciamo entusiasmare solo dai loro successi o riusciamo a creare uno spazio accogliente anche per le loro cadute?».
L’Arena Giovedì 05 Marzo 2026 Pag. 21














