Giovedì 23 Ottobre 2025
Il mestiere di educare
Coltivare il vero dialogo in famiglia «Guardate negli occhi i vostri figli Ascoltate i loro silenzi, oltre alle parole E non temete il conflitto: a volte fa bene»
Lorenza Costantino
Ascoltare, non solo sentire. La terza puntata di Visionaria – la trasmissione radiofonica e televisiva nata dalla collaborazione tra l’associazione Prospettiva famiglia, il gruppo editoriale Athesis e il Comune – si tuffa nelle profondità di un argomento che, da solo, è fil rouge nella gran parte dei dissidi tra genitori e figli adolescenti.«Potrete darmi tutti i regali, ma non è questo che mi importa. Vorrei solo che mi ascoltaste», è lo spunto lanciato da una delle lettere scritte dagli studenti delle scuole superiori e raccolte dagli organizzatori del programma. Si legge ancora nella missiva, che l’anonima ragazza rivolge ai suoi genitori: «Vorrei che mi motivaste ad andare avanti a testa alta, senza farmi sentire un peso».E dunque Visionaria, con l’intento di fornire strumenti concreti che i genitori possano mettere nella «cassetta degli attrezzi» per il rapporto con i propri figli, stavolta si propone di suggerire «Strategie comunicative per gestire litigi e conflitti». La voce a guidare la riflessione sarà quella di Antonella Elena Rossi, psicologa clinica e pedagogista, con lunga esperienza nell’ambiente scolastico, esperta in comunicazione efficace, oltre che criminologa. E a fare da «interpreti» tra il mondo giovanile e quello adulto, in studio saranno presenti anche Luca ed Edoardo, due giovani di Prospettiva Famiglia.«Partiremo da questa lettera, colma di pathos, in cui un’adolescente confessa ai genitori di non sentirsi ascoltata da loro, ma solo “sentita”. Nella prima azione c’è partecipazione emotiva, nella seconda no. Manca un riconoscimento: i ragazzi, che ne sono “affamati”, se ne accorgono subito».Prosegue Rossi: «Quando nostra figlia o nostro figlio ci confidano le proprie emozioni, un’esperienza che li ha colpiti, o uno snodo un po’ difficile della loro crescita, spesso la prima reazione da genitori è quella di lanciarci in mille consigli e suggerimenti. Come adulti razionali, andiamo subito a caccia della soluzione al problema. Talvolta, addirittura, ci sembra che ridimensionare, sminuire il sentire dei nostri figli sia la strada più giusta per farli stare meglio. Certo, ai nostri occhi le vicende adolescenziali possono apparire inconsistenti, rispetto a ciò che poi la vita ci chiama ad affrontare. Ma non è di questo che i ragazzi hanno bisogno; ci chiedono, anzi, di metterci nella modalità di “ascolto attivo”».Come si fa? «Ci si prende del tempo insieme – cosa rara nelle nostre vite frenetiche – e ci si guarda negli occhi. Noi genitori dobbiamo solo “stare” in questo ascolto, interferendo il meno possibile con ciò che i nostri figli vogliono dirci. A volte si tratta di comunicazioni forti e chiare, altre di grandi silenzi: ma silenzi pieni, non vuoti. Dobbiamo capire il non detto, aprendo una breccia con un “Come stai?”, “Che cosa ne pensi?”».«Infine non dobbiamo temere il conflitto buono. Immersi in una cultura aggressiva e competitiva, in famiglia abbiamo paura di arrivare allo scontro. Perché a quel punto escono le emozioni, che non sappiamo gestire; escono magari anche giudizi, che temiamo più di ogni altra cosa. Ma discutere, argomentando, è positivo», assicura la psicologa. «Molto meglio della calma apparente che simuliamo dietro i nostri smartphone, limitando il dialogo familiare a mere comunicazioni di servizio».
L’Arena Giovedi 23 ottobre 2025 – Pagina 23
Lorenza Costantino













