Giovedì 20 Novembre 2025
Il mestiere di educare
Il grazie dell’alunna al professore «È uno dei pochi ad essersi interessato ai miei problemi e avermi ascoltato» L’esperto: «L’adulto sia faro e ponte»
Camilla Ferro
Grazie professore. Perché ha saputo ascoltare. Perché ha capito di avere a che fare con ragazzi nella tempesta dell’adolescenza. Perché ha voluto vedere oltre i ruoli e da semplici alunni siamo diventati esseri umani. Grazie per la mano tesa, i consigli e gli aiuti.Dice pressapoco così la lettera che una studentessa delle superiori ha scritto ad un suo insegnante: è una di quelle raccolte da OPAdoS (Osservatorio Permanente Adolescenti Studenti, in greco significa «che accompagna») per il progetto «The student’s voice» e scelta dall’Associazione Prospettiva Famiglia per introdurre il tema della puntata di Visionaria-Crescere Insieme in onda oggi alle 18 su Radio Verona e in replica stasera alle 22.45 su TeleArena. In collaborazione con il gruppo editoriale Athesis e il Comune di Verona, ogni settimana il programma affronta, con specialisti dell’età evolutiva, la sfida di genitori ed educatori alle prese con figli-studenti da prendere per mano nella complicata fase dell’adolescenza. A parlare della necessità di «Essere educatori emotivamente disponibili», il tema della puntata di oggi, sarà Andrea Salvetti, insegnante, psicopedagogista e presidente di Opaidos. «È fondamentale», spiega, «che chi sta sulla cattedra diventi un punto di riferimento significativo, credibile, autentico per i ragazzi. Perché solo così si avvia uno scambio basato su emozioni comunicate, fiducia e alleanza. E questo non coincide con l’essere indulgenti o dire sempre di sì ma con l’offrire una presenza che ispiri fiducia. Come? Con un linguaggio che non ferisca: parole che rispettano, toni che non schiacciano, frasi che non tolgono stima ma la nutrono. La relazione va custodita con cura e autorevolezza gentile: da questo nasce la vera empatia». Che è quello che chiedono gli adolescenti e che emerge chiaramente dalle parole della liceale che trova il coraggio di denunciare: «Lei è uno dei pochi prof che si interessa davvero a noi», confessa, «ai nostri problemi». È come ci fosse un muro che divide in maniera netta i ragazzi visti solo come alunni dagli esseri umani in difficoltà che sono. Condivisione, equilibrio, sincerità diventano allora il grimaldello per entrare in una vera relazione educativa. «Per mettersi nei panni di un adolescente e diventare supporto», spiega Salvetti, «bisogna che un adulto sia sincero, congruente, in equilibrio emotivo. Che lavori su sé stesso per evolvere. Perché loro capiscono se lo scambio è vero. Per ascoltare i ragazzi serve che l’adulto impari la capacità di fare silenzio senza buttare soluzioni ed emettere giudizi». Vale la metafora del ponte «che non toglie il fiume ma diventa strumento per attraversarlo», esemplifica l’esperto, «oppure quella del faro: c’è la tempesta, il mare è grosso, manca la luce, il buio avvolge tutto fuori e dentro, ma un punto di riferimento c’è, è il genitore, l’educatore, l’insegnante, che in modo autentico, equilibrato, empatico diventa supporto che mette in salvo». Lo devono fare, a casa, mamma e papà a casa e a scuola i professori, stringendo una alleanza basata su dialogo e ascolto. Sembra di vederla questa studentessa – emblema di tutti i suoi coetanei – che ringraziando l’unico professore che ha saputo aiutarla critica tutti gli altri incapaci di empatia e di essere effettivi «ponti» e «fari». «È stato l’unico che, quando ero a terra, mi ha fatto rialzare», si mette a nudo la giovane, «permettendomi di continuare per la mia strada senza farmi condizionare». Potrebbe essere la figlia di tutti o la ragazza che ogni giorno sta seduta sul suo banco a fare «semplicemente l’alunna», nascondendo l’adolescente nella tempesta, schiacciata dai problemi. Sta nell’adulto che la guarda decidere cosa vedere.
L’Arena – 20 Novembre 2025 Pag. 28














