POPOLI E CIVILTA’
3^ edizione – 2025
DEMOCRAZIE AL PASSAGGIO FINALE?
prof. Stefano Verzè
Centro Civico “N. Tommasoli” – 12 dicembre 2025.
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Serata molto interessante, condotta dal prof. Verzè con la consueta lucidità e chiarezza di pensiero per un discreto pubblico accorso al Centro Civico N. Tommasoli a raccogliere spunti importanti per una valutazione quale sia lo stato delle democrazie moderne.
Il titolo “Democrazie al passaggio finale?” pone una domanda volutamente provocatoria, ma parte dalla considerazione che le democrazie del pianeta sono in costante diminuzione in favore di regimi autocratici, se non dittatoriali.
Né il fatto che i governi siano arrivati al potere tramite elezione può costituire elemento dirimente su questo tema, se si considera – come ha fatto giustamente notare il prof. Verzè – che anche Hitler giunse al potere dopo due elezioni in cui il suo partito ottenne la maggioranza relativa.
Il paragone è altrettanto provocatorio, ma – se ci pensiamo bene – lo stesso Putin, eletto “democraticamente” da 26 anni, non rappresenta affatto una democrazia, bensì un’autocrazia a tutti gli effetti in cui il leader viene eletto con percentuali bulgare, eventuali avversari politici spariscono in breve tempo non essendo ammesse opposizioni in Paesi dove vige il pensiero unico ed infine il popolo è oggetto di una propaganda talmente asfissiante da votare inevitabilmente per l’unico candidato reale ammesso (eventuali oppositori politici possono solo aspirare a fare una finta competizione, ma sono ammessi solo perché portano a casa percentuali ridicole di voti).
L’autocrazia procede spedita con indicazioni che vengono imposte dall’alto non si perde tempo – come è invece il caso delle democrazie – a cercare il compromesso pur di arrivare ad una soluzione politica delle questioni.
Le democrazie sono in costante calo e non possiamo certo catalogare come democrazie Paesi come quelli dell’area mediorientale (più di 2.000 impiccagioni in Iran lo scorso anno), né i Paesi del Nord Africa, né tantomeno la stragrande maggioranza dei Paesi africani.
Gli USA, pur avendo eletto democraticamente il loro attuale Presidente, si stanno avviando verso una regressione della democrazia, con una spinta a coinvolgere sempre meno il popolo e ad assegnare sempre più poteri al Presidente.
Da cosa nasce questo abbandono delle democrazie?
Certamente, le democrazie scontano delle vischiosità che impediscono di procedere in modo celere sui progetti strategici e sull’indirizzo che un Paese vuole adottare.
Al contrario, Paesi dirigisti applicano e impongono le direttive che vengono prese come dogma.
A questa debolezza delle democrazie corrisponde una sempre maggior debolezza dell’Unione Europea: un’Unione in cui i singoli Paesi membri non hanno mai assegnati i poteri necessari a porsi come reale e potente interlocutore degli USA.
E con un Trump che predilige il rapporto bilaterale, una Unione Europea forte, con 100 milioni di persone in più rispetto agli USA, in un’area del pianeta fra le più dotate di benessere e di ricchezza, in una zona che rappresenta un mercato florido dove vendere i propri prodotti (e Cina e USA lo sanno bene), gli Stati Uniti d’Europa potrebbero giocare un ruolo di primo piano.
Purtroppo, invece, alcuni aspetti limitano in modo determinante il nostro ruolo e precisamente:
1. L’Unione Europea non è stata dotata dei poteri necessari a porsi come interlocutore unico degli USA.
2. L’UE non solo non ha i poteri necessari a rappresentare unitariamente i Paesi membri, ma è anche talmente bloccata in mille lacci e lacciuoli da non poter agire in modo rapido, efficace e rappresentativo verso le varie superpotenze (USA, Russia, Cina).
3. Le spinte nazionaliste e sovraniste della maggior parte dei Paesi membri inducono a frenare ancor più il processo di costituzione delle strutture e assegnazione dei poteri a livello UE per poter dare il necessario supporto.
4. Parlamento Europeo e Consiglio dei Ministri dell’UE si dividono il potere con poteri di veto che sostanzialmente paralizzano l’attività legislativa e quindi impediscono il completamento di quel processo di unificazione che era sicuramente nei pensieri del nostro Altiero Spinelli e nei documenti del Trattato di Roma del 1957.
Ha quindi gioco facile un Trump che alza i toni con i deboli (“Non hai le carte in mano per giocare” disse a Zelenski) e, qualora trovasse l’accordo con Putin, potrebbe schiacciare l’UE, che non ha a questo momento una capacità di difesa propria, ma resta ancora affidata al supporto americano: non a caso Trump ha dichiarato di non volersi più occupare della difesa europea, oltre a sollecitare un aumento della spesa militare dei singoli Paesi membri al 5% del PIL.
Né gli incontri fra Starmer (che, in rappresentanza del Regno Unito, è ufficialmente fuori dall’UE a seguito della Brexit), Merz (Cancelliere tedesco) e Macron (Presidente francese) consentono grandi passi in avanti, sia per le spinte autonomiste e sovraniste dei singoli Paesi, sia per i meccanismi regolamentari delle varie strutture dell’UE, che – consentendo blocchi e veti ad ogni piè sospinto – rendono in pratica bloccata l’attività dell’UE.
Perché questo ritorno a regimi più conservatori?
Secondo alcuni, le democrazie sono belle, ma quando il processo legislativo e di governo risulta fortemente invischiato, non si arriva mai a prendere una decisione; inoltre, per una sorta di regressione antropologica, dopo le spinte all’unità conseguenti alla Seconda Guerra Mondiale, stiamo ora vivendo un’epoca in cui i Paesi non intendono rinunciare più a nessun potere individuale e quindi le infrastrutture sovranazionali soffrono molto prima di poter arrivare a interloquire in modo efficace con i grandi del pianeta proprio perché prive delle deleghe di rappresentanza necessarie.
È evidente che se riuscissimo in questo intento unitario potremmo porci – dall’alto dei nostri 450 milioni di cittadini europei e di area di maggior benessere del pianeta – a discutere da pari a pari con USA, Cina e Russia.
Fino ad allora, invece, siamo troppo sfilacciati e non riusciamo a fare fronte comune; né singolarmente presi, Paesi come l’Italia, la Francia o la debole Germania di questi tempi possono pensare di spuntarla con Trump.
Secondo il prof. Verzè non passerà molto tempo per capire se veramente l’Europa riesce a fare quel colpo di reni che permetterebbe di aumentare la propria rappresentatività e potere su vari ambiti oggi quasi spenti (Difesa, Gestione dell’immigrazione, Fiscalità, …) o se invece rimane com’è e pertanto impossibilitata a reggere il confronto con l’Amministrazione USA.
Trump ci ha abituati a dire una cosa oggi e a smentirla domani, ma non per questo ha perso consensi in quanto chi lo ha votato lo ha fatto per vari motivi:
1. Voto “contro”, voto di protesta: chi era stufo della perdita del potere d’acquisto a seguito della globalizzazione, ha deciso di votare “altri”, indipendentemente dalla qualità del candidato, ma purché fuori dal mainstream.
2. Voto contro la lentezza e la farraginosità dei regimi democratici: troppi legacci, troppe pendenze, troppi intoppi per portare a termine certi disegni che, appunto per questi motivi, non vedono mai la luce.
3. Voto “di pancia”: chi ha votato Trump, non è stato solo quella fascia della popolazione non abbiente che cerca riscatto in un voto di protesta, ma anche chi si è fatto trascinare da un “guascone” che le spara grosse e quindi piace, salvo poi fare marcia indietro il giorno dopo (e nel frattempo però aver gettato tensione sui mercati finanziari con conseguenti perdite dei risparmiatori).
Debolezza delle democrazie dunque, che si riverbera in uno scarso potere e scarsa rappresentatività degli organi dell’UE, che non possono parlare a nome di tutti i Paesi membri e quindi non sono l’interlocutore di Trump nello scacchiere mondiale.
Aspettiamo dunque le prossime settimane per capire se l’UE riesce ad uscire dalla palude e ad assumere un ruolo dirimente sul tema della guerra in Ucraina o sul tema della Difesa a fronte delle richieste di Trump di aumentare spesa militare e delle ventilate ipotesi di uscita dalla NATO.
Staremo a vedere.
Nel frattempo ringraziamo il prof. Verzè per la disamina sempre lucida, arguta e precisa e per aver stimolato l’interessante dibattito finale del pubblico.
Ricordo l’incontro di scambio di auguri di lunedì 15 dicembre alle 16:15 presso l’Aula Magna delle Scuole “G. Verdi” di via Cilea a B.go S.Croce con pezzi musicali tradizionali e popolari suonati dal M° Marco Pasetto e dal polistrumentista Giordano Bruno Tedeschi.
Buon Natale!

Ass. PROSPETTIVA FAMIGLIA
dott. Paolo STEFANO.














