L’Arena – Giovedì 05 Febbraio 2026
Il mestiere di educare
Ragazzi demotivati in classe e nella vita Il pedagogista: «Aiutarli ad accendere il loro talento e a valorizzarlo» La studentessa: «Mi sento una nullità»
Camilla Ferro
Ma siamo davvero di fronte a una generazione senza motivazione o piuttosto a una generazione che fatica a vedere un futuro e a trovare senso, ascolto e fiducia?Se ne parlerà oggi a «Visionaria», il programma dell’Associazione Prospettiva Famiglia in onda alle 18 su Radio Verona e in replica stasera alle 22.45 su Tele Arena, con la dottoressa Enrica Zolezzi, pedagogista e counselor. «Motivazione: scoprire e valorizzare il talento in ogni ragazzo è il tema che sono chiamata ad approfondire», spiega. «Sempre più spesso, genitori e insegnanti si interrogano sulla demotivazione dei giovani che sembrano disinteressati, spenti, chiusi in loro stessi, faticosamente coinvolgibili nello studio e nelle scelte per il futuro.
Come si può aiutarli a riconoscere il proprio valore in un tempo complesso come il nsotro».C’è una ragazza, diciottenne, che scrive cose durissime: «La gente non mi considera quanto vorrei. Ho sempre paura di sbagliare». A scuola non sta andando bene. «Non riesco a studiare come facevo un tempo», confessa, «eppure mi interesso di tante cose. Ma non serve per piacere ai miei amici». Da qui l’insicurezza e la mancanza di fiducia in sé stessa. Vorrebbe iscriversi a medicina ma teme di «non essere intelligente come credevo. Perché non riesco ad essere quello che vorrei? Perché non posso avere una vita più felice?». La conclusione pesa come un macigno: «Mi sento una nullità».«Il nostro tempo», prova a spiegare Zolezzi, «in cui le richieste di prestazione sono elevate, le certezze sul futuro fragili e il confronto costante, rischia di spegnere entusiasmo e desiderio.
La motivazione a scuola non è una qualità che si può imporre dall’esterno, né solamente il risultato di premi, voti o pressioni. Tutti i ragazzi hanno in realtà un innato piacere di scoprire e di imparare, la curiosità di esplorare, per diventare grandi, maggiormente padroni della propria vita e più autonomi. La motivazione è piuttosto una risonanza interiore: nasce quando ciò che si fa entra in dialogo con ciò che si è, con i propri interessi e valori. Dove però manca questa risonanza e troviamo invece convinzioni auto-svalutanti e l’idea di non essere all’altezza», rimarca Zolezzi, «compaiono disimpegno, ansia, opposizione o rinuncia. Parlare di talento oggi significa andare oltre una visione riduttiva legata solo alle abilità misurabili o al rendimento scolastico.
Ogni ragazzo possiede una scintilla personale, una combinazione unica di inclinazioni, sensibilità, intelligenze, potenzialità ancora in espansione. Riconoscerla richiede uno sguardo educativo capace di osservare, ascoltare, valorizzare anche ciò che non emerge nelle valutazioni in classe o nei percorsi standardizzati».Scuola e famiglia, pur con ruoli diversi, condividono una grande responsabilità: creare contesti e occasioni di apprendimento in cui i giovani possano sentirsi visti, competenti, autorizzati a esplorare i propri talenti.
«Non si tratta di indicare risposte preconfezionate», precisa la professionista, «ma di accompagnarli nel costruire domande autentiche su di sé e sul proprio futuro. In un tempo in cui molti faticano a immaginare un domani desiderabile, educare alla motivazione significa anche educare alla speranza: offrire fiducia, legittimare l’errore, sostenere la ricerca, restare presenti mentre il potenziale prende forma». Compito di genitori, insegnanti e di tutte le figure educative è adoperarsi come guide per riaccendere la motivazione e accompagnare ogni figlio-studente verso una realizzazione autentica, nel rispetto della sua unicità.
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