L’Arena – Giovedì 26 Febbraio 2026
Il mestiere di educare
Minori in rete, vanno sempre controllati
L’avvocato: «Genitori responsabili
Gravi conseguenze senza supervisione del cellulare e dei profili social»
Camilla Ferro
Stare sui social, postare foto, video, informazioni, può essere pericoloso, soprattutto se si è minorenni. Cosa che praticamente fanno tutti gli adolescenti (e prima ancora i loro stessi genitori).La puntata di oggi di Visionaria, il programma dell’Associazione Prospettiva Famiglia, in onda alle 18 su Radio Verona e in replica alle 22.45 su TeleArena con ospite l’avvocato Sabrina De Santi, affronta il delicato tema – ormai un’urgenza – di «Educare al consenso e al rispetto» sulla rete.
Per insegnarlo ai ragazzi, è importante che siano gli stessi adulti ad averlo fatto proprio.Relatrice della trasmissione è appunto un’esperta di diritto che fornirà a genitori e famiglie una sintesi del decalogo del Consiglio Nazionale Forense su l’uso consapevole delle piattaforme online focalizzato sulla protezione dei minori e della loro identità digitale.
C’è un dato allarmante: la Società Italiana di Pediatria stima che i genitori pubblichino in media 300 foto all’anno per ogni figlio. «Mamme e papà devono essere modelli positivi di comportamento», risuona come un “memento” l’appello della professionista che si rifà al 315 bis del Codice Civile, «sono loro la prima agenzia educativa dei figli e, come tali, hanno la responsabilità di istruirli, educarli ed assisterli.
Ma per essere credibili, devono essere loro i primi esempi positivi: non devono divulgare immagini, video o informazioni dei figli sui social. Devono proteggerne la reputazione digitale se vogliono poi essere ascoltati».
Da qui, l’altra faccia della medaglia. «I nostri ragazzi, nativi digitali, grazie al web sono connessi con il mondo», va avanti De Santi, «online fanno i compiti, giocano, chattano con i compagni. I più grandicelli cercano lavoro, ad esempio, la casa vacanza, il ristorante, fanno shopping, navigano a tutto campo. Ed è qui che scattano i rischi: cyberbullismo, adescamento in rete, esposizione a contenuti inappropriati, furti di identità, diffamazione a mezzo Internet, accesso abusivo a rete informatiche, pedopornografia». Quindi? «Quindi è fondamentale che madri e padri esercitino il controllo per evitare il pericolo concreto di gravi conseguenze derivanti dalla negligenza genitoriale, dalla mancata supervisione del cellulare e dei profili social dei minori. I genitori hanno un ruolo fondamentale», sottolinea l’avvocato, «nel percorso che porta alla maturità dei figli e hanno il dovere di monitorare quello che fanno online: possono bloccare siti considerati sospetti, tempi di utilizzo, il parental control, possono installare anche software che permettono di vedere l’accesso alle attività in rete dei bambini soprattutto, anche da remoto, per verificare in qualsiasi momento cosa facciano quando sono in linea».
E spiega, a chi mai si appellasse alla privacy: «L’uso di strumenti di parental controllo e la supervisione dei dispositivi digitali non sono solo una facoltà ma un dovere dei genitori. Lo stabilisce la sentenza 698 del 5 agosto 2020: dice che l’educazione digitale è inserita nel più ampio concetto di responsabilità genitoriale, sottolineando che mamme e papà devono verificare che i figli abbiano realmente compreso l’educazione ricevuta anche attraverso approfonditi controlli». Il tribunale di Termini Imerese ha stabilito che la creazione di profili social da parte di un minore senza fornire le password ai genitori configura una violazione dei doveri di vigilanza e di educazione: non sono considerate scusanti né il diritto alla riservatezza del ragazzo né la scarsa competenza digitale deigenitori.
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