Giovedì 27 Novembre 2025
Il mestiere di educare
Solo genitori coerenti possono ricevere fiducia dai propri figli La psicologa: «Essere modelli credibili Così si diventa esempi da seguire»
Camilla Ferro
Un padre disse al figlio: «Fai attenzione a dove metti i piedi». Il figlio rispose: «Fai attenzione tu! Ricorda che io seguo i tuoi passi».L’antico proverbio cristallizza il caposaldo che rende un educatore credibile o no: la coerenza. I figli osservano i genitori. Ascoltano quel che dicono e poi guardano come si comportano, come si muovono, come gestiscono le relazioni. E lì, se c’è corrispondenza tra le parole e le azioni, il gioco è fatto: diventano modelli, testimoni, maestri degni di fiducia. Perché lì gli adolescenti, sempre così sospettosi e diffidenti, capiscono che possono fidarsi e affidarsi in uno scambio autentico, di dialogo sincero. Se invece trovano discrasia, se manca corrispondenza tra la teoria e la pratica, ecco lì allora scatta la disistima verso mamma e papà, la disapprovazione e il rapporto si incrina. A parlarne questa sera a Radio Verona alle 18 e poi in replica su Tele Arena alle 22.45 sarà la psicologa psicoterapeuta Elena Fraccaroli, ospite del programma Visionaria – Crescere Insieme promosso dall’Associazione Prospettiva Famiglia in collaborazione con il gruppo editoriale Athesis e il Comune. Spiegherà l’importanza di «Educare con l’esempio: coerenza tra valori e azioni», prendendo spunto da una lettera-denuncia scritta da uno studente di scuola superiore ai propri genitori e raccolta da Opados (Osservatorio permanente adolescenti studenti) per il progetto «The student’s voice». Il ragazzo usa parole dure, che vanno diritte al punto e che mettono con le spalle al muro mamma e papà: «Preferirei vedervi imperfetti ma veri, capaci di riconoscere i vostri errori piuttosto che fingere di avere sempre ragione». Ancora: «Mi insegnate a non giudicare e voi giudicate. Mi dite di stare calmo e voi litigate per tutto. Dite una cosa e ne fate un’altra».«C’è tutto in queste poche righe», chiosa l’esperta di età evolutiva, «tutto quello che gli adulti non devono fare e tutto quello di cui invece hanno bisogno i figli per poter credere in loro e investire in una relazione costruttiva. Se hanno davanti chi per primo rispetta i valori e le regole che “impone” in casa, allora sì che diventa esempio da seguire. Se invece vedono adulti contraddittori, viene meno la fiducia. E salta tutto. Questo capita in famiglia così come a scuola, nello sport, nell’associazionismo». «Attenzione», ribadisce Fraccaroli, «sia chiaro che il messaggio che deve passare non è che gli adulti non possano sbagliare, cadere in errore o avere delle fragilità, quello è “umano” e normale; la differenza sta nel riconoscerlo davanti ai ragazzi, dirlo, prenderne atto e correggersi. Essere coerenti significa sinceri, autentici, veri. Solo così evitiamo di mettere confusione nella testa e nel cuore di questi adolescenti: insegnando con l’esempio, che parla più delle parole». Mamma e papà sono il principale punto di riferimento dei figli. Ma se di loro arrivano a non fidarsi, cercano fuori. E oggi sappiamo quanti danni può fare la rete, se diventa fonte in cui trovare risposte e soluzioni. «Imparano molto dai comportamenti, più che dalle parole, di chi vive al loro fianco», conclude Fraccaroli, «da come si relazionano con le persone, da come affrontano la vita e la quotidianità. Così, mantenere un allineamento tra valori, pensieri e atteggiamenti offre punti di riferimento fondamentali per i figli ed evita che, alla lunga, loro chiudano il dialogo. Anche per le piccole cose».Esempio: «Dire “ti tolgo il cellulare perché sei sempre collegato” e poi gli adulti sono i primi ad averlo costantemente in mano a tavola, davanti a un film, in macchina, è fonte di frattura. Non hanno bisogno di predicatori, i figli, ma di testimoni».
L’Arena – 27 Novembre 2025 Pag. 28














